Pain patate ricetta: il dolce haitiano di patate dolci che si chiama pane ma non lo è

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Si chiama pain patate, cioè «pane di patate», ma dentro non ci sono né pane, né farina, né lievito. È un budino denso e profumato. Si fa con patata dolce grattugiata cruda, banane mature, latte di cocco, latte evaporato, zenzero, cannella, noce moscata e un goccio di rum. In Haiti è il dolce delle feste e delle domeniche. Ogni famiglia ha la sua versione, e quasi sempre la ricetta sta nella testa di una nonna o di una zia, non su un quaderno. In Italia lo conoscono in pochi. Eppure è un ottimo modo per usare le patate dolci raccolte nell’orto in autunno. Qui raccontiamo da dove viene, perché funziona (c’è parecchia chimica dietro) e come prepararlo a casa senza sbagliare.

Un pane che non è pane: le origini del pain patate

Il nome viene dal creolo haitiano e dal francese. Nella cucina dei Caraibi la parola pain indica anche dolci compatti che si tagliano a fette, proprio come una pagnotta. Non devi immaginarti una torta soffice. Il pain patate somiglia di più a un incrocio tra un budino e un castagnaccio umido: si taglia a quadrotti, ha la superficie scura e caramellata e il cuore compatto, leggermente gommoso.

Gli ingredienti raccontano la storia dell’isola. La patata dolce (Ipomoea batatas) è una pianta americana, coltivata ai tropici da molti secoli. Le spezie e il rum arrivano dalle rotte coloniali. Il latte di cocco viene dalle palme delle coste. Il latte evaporato in scatola è entrato nelle cucine caraibiche nel Novecento, perché si conserva senza frigorifero.

Fuoco sopra, fuoco sotto

Prima che il forno elettrico arrivasse nelle case, il pain patate si cuoceva in una pentola di ghisa con il coperchio pesante. La pentola stava sulle braci, e altre braci si mettevano anche sul coperchio. In Haiti questo metodo si chiama «fuoco sopra, fuoco sotto». Il calore arrivava da entrambe le parti, lento e regolare. Così sotto e sopra si formava una crosticina scura, mentre l’interno cuoceva piano piano per ore. Chi ha visto cuocere un castagnaccio o una pizza di granturco sotto la coppa nelle campagne italiane riconosce subito la tecnica.

Nel forno di casa la si può imitare bene. Usa la funzione statica (non ventilata) con la teglia a metà altezza e una temperatura moderata. Solo negli ultimi minuti, se serve, accendi il grill per colorare la superficie.

La scienza dentro la teglia: perché la patata va grattugiata cruda

È la regola su cui tutte le cuoche haitiane sono d’accordo: la patata dolce si grattugia cruda, non si lessa prima. Non è solo una questione di consistenza. C’è di mezzo un enzima.

Da cruda, la patata dolce contiene soprattutto amido e pochissimo maltosio, uno zucchero semplice. Dentro la radice però c’è un enzima, la beta-amilasi, che sa spezzare l’amido in maltosio. C’è un limite: l’enzima lavora solo sull’amido già «sciolto» dal calore, cioè gelatinizzato, e non su quello crudo. Quindi servono due condizioni insieme: un amido che si gonfia e si ammorbidisce con il calore, e un enzima ancora vivo e attivo. Gli studi giapponesi sulle varietà di patata dolce indicano che l’enzima dà il meglio intorno ai 50-60 °C. Sopra i 75-80 °C circa si disattiva. Per questo il maltosio è lo zucchero più abbondante nelle patate dolci cotte, mentre in quelle crude quasi non c’è.

Ecco perché la cottura lenta conta così tanto. Una teglia piena di impasto denso, in forno a 170-175 °C, si scalda dal centro verso fuori molto lentamente. L’interno resta per parecchi minuti nella «finestra buona» di temperatura, e intanto l’enzima trasforma una parte dell’amido in zucchero. Risultato: il dolce si addolcisce da solo, e si può mettere meno zucchero di quanto si pensi.

Se invece lessi la patata, il calore dell’acqua bollente supera in fretta la finestra utile. In più una parte degli zuccheri finisce nell’acqua di cottura, che poi butti. Anche il risultato cambia: la purea dà un budino liscio e uniforme, mentre la patata grattugiata cruda dà quella trama fatta di filamenti che è la firma del pain patate.

Perché sopra caramella e dentro resta compatto

In superficie la temperatura sale ben oltre i 100 °C, perché l’acqua evapora. Lì gli zuccheri (maltosio, zucchero aggiunto, zuccheri della banana e dei latticini) reagiscono con le proteine del latte. È la reazione di Maillard, la stessa che rende dorata la crosta del pane. Insieme c’è la caramellizzazione degli zuccheri. Insieme creano il colore bruno e i profumi di caramello e tostato. Le ricerche sulla patata dolce arrostita confermano che queste due reazioni sono le principali responsabili di aroma, colore e gusto della patata cotta al forno.

Dentro, invece, la temperatura resta sotto i 100 °C perché l’impasto è pieno d’acqua. L’amido gelatinizzato lega tutto, i filamenti di patata si ammorbidiscono e il cuore diventa compatto e un po’ elastico.

Perché è più buono il giorno dopo

Chi lo prepara lo sa: appena sfornato il pain patate è morbido, quasi cremoso, e si sbriciola al taglio. Dopo una notte in frigo si taglia a quadrotti perfetti e il sapore è più rotondo. Il merito è della retrogradazione dell’amido. Raffreddandosi, le lunghe catene di amido si riavvicinano e si riorganizzano in una struttura più ordinata e più soda. Nel pane questo fenomeno lo fa diventare raffermo. In un budino ricco di grassi e zuccheri come questo, invece, gli dà solo la consistenza giusta. Nel frattempo le spezie e il rum si distribuiscono in tutto l’impasto.

Dall’orto alla cucina: patate dolci appena raccolte o fatte riposare?

In Italia la patata dolce si coltiva soprattutto in Veneto (la zona di Anguillara Veneta è storica), nel Lazio, in Campania, in Puglia e in Sicilia. Si raccoglie tra fine settembre e ottobre, prima dei freddi. Chi la coltiva nota una cosa: appena raccolta è poco dolce e un po’ farinosa.

Le patate dolci migliorano dopo il periodo di «cura», cioè qualche giorno al caldo e all’umido subito dopo la raccolta, seguito da alcune settimane di riposo in un posto fresco e asciutto. In questo periodo nella radice aumentano gli enzimi che trasformano l’amido, compresa la beta-amilasi, e una parte dell’amido diventa zucchero. Le guide dei servizi agricoli americani parlano di sei-otto settimane per arrivare al massimo del sapore. Quanto cambia dipende dalla varietà.

Per il pain patate questo vuol dire due cose:

  • Patate fatte riposare (raccolte a ottobre e usate da novembre in poi): più dolci e più umide, permettono di ridurre lo zucchero di un buon 20-30%.
  • Patate appena raccolte: vanno benissimo, ma il dolce viene meno dolce e più asciutto. Conviene aggiungere un po’ più di latte di cocco e una banana in più.

Come curarle e conservarle senza farle marcire lo abbiamo spiegato nel nostro articolo dedicato alla conservazione delle patate dolci. Qui ci basta un consiglio: per questo dolce scegli tuberi sodi, senza zone molli e senza germogli.

Cosa c’è dentro: ingredienti e valori nutrizionali

La patata dolce cruda dà circa 80-90 kcal ogni 100 grammi. Contiene soprattutto carboidrati (circa 20 g, in gran parte amido), circa 3 g di fibra e pochissimi grassi. Le varietà a pasta arancione sono una delle fonti vegetali più ricche di beta-carotene, il pigmento che il nostro corpo trasforma in vitamina A. Bastano poche decine di grammi per coprire il fabbisogno giornaliero. Gli studi sul pane arricchito con purea di patata dolce arancione mostrano che una buona parte del beta-carotene resiste alla cottura in forno. Le varietà a pasta viola contengono antociani, gli stessi pigmenti di mirtilli e uva nera. Quelle a pasta bianca contengono pochi pigmenti, ma più amido.

Diciamolo però con onestà: il pain patate resta un dolce. Latte di cocco, latte evaporato, burro e zucchero lo rendono ricco di calorie. Una fetta media (circa 120 g) può arrivare a 250-300 kcal, a seconda di quanto zucchero e grasso si usano. Il vantaggio rispetto a tanti dolci da forno è un altro: niente farina raffinata, molta fibra e, con le varietà arancioni, una bella dose di beta-carotene. In più è naturalmente senza glutine.

Pain patate ricetta passo passo

Dosi per una teglia rettangolare di circa 23 x 30 cm, o una tonda da 26 cm (10-12 porzioni).

Pain patate ricetta: il dolce haitiano di patate dolci che si chiama pane ma non lo è

Ingredienti

  • 1,2 kg di patate dolci (pesate con la buccia, circa 3-4 medie)
  • 2 banane molto mature, con la buccia a macchie scure
  • 400 ml di latte di cocco intero
  • 1 lattina di latte evaporato (circa 380-400 ml), oppure 350 ml di latte intero con 50 ml di panna
  • 120-160 g di zucchero di canna (meno se le patate sono state fatte riposare)
  • 60 g di burro fuso, più un po’ per la teglia
  • 1 pezzo di zenzero fresco di 3-4 cm, grattugiato finissimo
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • mezza noce moscata grattugiata
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 2-3 cucchiai di rum scuro (si può omettere)
  • la scorza di 1 lime non trattato
  • 1 pizzico di sale
  • facoltativo: una manciata di uvetta

Procedimento

  1. Prepara il forno e la teglia. Accendi il forno statico a 175 °C. Imburra bene la teglia: se vuoi, rivesti il fondo con carta forno.
  2. Grattugia le patate. Sbucciale e grattugiale crude con i fori fini della grattugia, o con il disco fine del robot. Più fine grattugi, più liscio verrà il dolce. Lavora in fretta, perché la patata dolce grattugiata si scurisce a contatto con l’aria. Mettila subito in una ciotola insieme al latte di cocco.
  3. Schiaccia le banane. Riducile in purea con una forchetta e uniscile alla patata.
  4. Aggiungi il resto. Versa il latte evaporato, lo zucchero, il burro fuso, lo zenzero, le spezie, la vaniglia, il rum, la scorza di lime e il sale. Mescola a lungo: l’impasto deve sembrare una pappa densa e piuttosto liquida. È normale.
  5. Cuoci piano. Versa nella teglia, livella e inforna a metà altezza per 1 ora e 30 minuti, fino a 1 ora e 45. Il dolce è pronto quando i bordi sono scuri e staccati dalla teglia, la superficie è brunita e il centro, toccato, è sodo e non tremolante.
  6. Il tocco del «fuoco sopra». Se a fine cottura la superficie è ancora chiara, accendi il grill per 5-8 minuti e controlla sempre.
  7. Aspetta. Fallo raffreddare del tutto a temperatura ambiente, poi mettilo in frigo coperto per almeno 6 ore, meglio una notte. Taglialo freddo e servilo freddo o a temperatura ambiente.

Si conserva in frigo, coperto, per 4-5 giorni.

Gli errori più comuni (e come evitarli)

  • Lessare le patate prima. Ottieni un budino più dolciastro e piatto, senza la tipica trama a filamenti. In più perdi una parte del vantaggio della cottura lenta.
  • Usare banane acerbe. Nella banana verde c’è ancora molto amido. Maturando, l’amido diventa zucchero e si sviluppano gli aromi. Con banane gialle e sode il dolce viene meno dolce, meno profumato e più asciutto. Usa banane con la buccia piena di macchie scure.
  • Forno troppo caldo. Sopra i 190 °C la superficie si cuoce e si chiude prima che il centro sia pronto. L’interno poi si gonfia di vapore e il dolce si spacca, oppure resta crudo sotto una crosta bruciata. Meglio una temperatura moderata e più tempo.
  • Forno ventilato. Asciuga troppo la superficie. Se il tuo forno ha solo la ventola, abbassa a 160 °C e copri con un foglio di alluminio per la prima ora.
  • Tagliarlo caldo. Si sbriciola e sembra crudo. Non lo è: gli manca solo il riposo.
  • Teglia troppo piccola. Se lo strato supera i 5 cm, il centro fatica a cuocere. Meglio una teglia più larga.

Varianti con le patate dolci italiane

La versione haitiana più diffusa usa la patate blanche, una patata dolce a buccia rossastra e pasta bianca o crema. Nei mercati italiani si trovano soprattutto due tipi, e funzionano entrambi:

  • Pasta bianca o crema (come la tradizionale americana veneta a buccia rossa): è la più vicina all’originale. Più farinosa, dà un dolce più compatto, colore ambrato e sapore che ricorda la castagna. Ottima con un po’ di uvetta.
  • Pasta arancione (tipo Beauregard e simili): più umida e più dolce. Il dolce viene arancio intenso, più morbido e cremoso. Riduci il latte evaporato di circa 50 ml e lo zucchero di 20-30 g.
  • Pasta viola: per un risultato scenografico, color melanzana. Ha un gusto meno dolce, quindi conviene non ridurre lo zucchero.

Altre varianti si possono provare senza tradire lo spirito del dolce. Puoi sostituire metà del latte evaporato con latte di mandorla. Puoi mettere il rum agricolo al posto di quello scuro, oppure qualche goccia di succo di lime per chi non vuole alcol. In alcune famiglie haitiane si aggiunge anche un po’ di cocco fresco grattugiato. In una cucina italiana, invece, ci sta bene un cucchiaio di miele di castagno al posto di parte dello zucchero.

Il pain patate risponde bene a una domanda che molti orticoltori si fanno a novembre, davanti a una cassetta di patate dolci: oltre a conservarle, cosa ci faccio? Un dolce che si addolcisce da solo grazie agli enzimi del tubero, che migliora con il riposo e che arriva da una tradizione contadina lontana ma molto vicina alle nostre.

Fonti

Tag:Ricette tradizionali