I muscoli parlano con l'ipofisi: la miostatina regola la fertilità, scoperta su Science

Nel febbraio 2025 la rivista Science ha pubblicato uno studio che obbliga i libri di fisiologia a cambiare capitolo. Un gruppo della McGill University, guidato dalla ricercatrice Luisina Ongaro Gambino nel laboratorio di endocrinologia di Daniel Bernard, ha dimostrato sui topi che i muscoli scheletrici producono un ormone capace di pilotare direttamente la fertilità. La proteina responsabile si chiama miostatina, era conosciuta da decenni come freno della crescita muscolare, e nessuno sospettava che parlasse con l'ipofisi.

Un dialogo ormonale che mancava all’appello

Dagli anni Ottanta la fertilità veniva spiegata con uno schema chiuso a tre voci: ipotalamo, ipofisi, gonadi. Questo asse regola la produzione di FSH (ormone follicolo-stimolante), indispensabile alla maturazione di ovuli e spermatozoi. Un circuito così elegante da sembrare completo. Il lavoro di McGill mostra invece che un quarto interlocutore partecipa alla conversazione, ed è un tessuto che costituisce circa il 40% della massa corporea di un adulto.

I muscoli scheletrici, finora classificati come meri attuatori meccanici, si comportano quindi come un vero organo endocrino. La miostatina rilasciata nel sangue raggiunge l'ipofisi e ne stimola la produzione di FSH. Nei topi in cui il livello di miostatina veniva abbassato, la pubertà si ritardava e la fertilità calava. Ripristinandolo, i livelli di FSH risalivano. Un rapporto di causa ed effetto misurabile e riproducibile.

Quarant’anni di attribuzione sbagliata

La sorpresa riguarda anche la storia della scienza. Il ruolo di stimolazione della FSH era stato per decenni assegnato alle attivine, altre proteine appartenenti alla famiglia dei fattori di crescita trasformanti-β. I dati di McGill ridimensionano quel dogma: a farsi sentire in ipofisi è la miostatina muscolare, non (o non solo) le attivine prodotte localmente. Un asse endocrino muscolo-ipofisi che nessuno aveva mai descritto.

"La novità del nostro lavoro è la scoperta che un ormone prodotto dai muscoli comunica con l'ipofisi e regola la riproduzione. Prima non sapevamo che questi due organi dialogassero, né come lo facessero", spiega Luisina Ongaro Gambino. Una frase che sembra banale, ma che riscrive il perimetro di quello che consideriamo sistema riproduttivo.

Muscoli Scheletrici Fertilita

Il problema degli inibitori della miostatina

La scoperta non resta confinata alla biologia di base. Da anni l'industria farmaceutica sviluppa inibitori della miostatina con due obiettivi principali. Il primo è terapeutico: bloccare questa proteina per far crescere i muscoli nei pazienti con distrofia muscolare e altre patologie neuromuscolari. Il secondo è legato all'esplosione dei farmaci per l'obesità.

Gli agonisti del recettore GLP-1, come Ozempic e Wegovy, provocano una consistente perdita di peso ma anche una riduzione della massa muscolare. Per contrastarla, diverse aziende stanno testando l'inibizione della miostatina in combinazione con questi trattamenti. Il mercato è enorme e la strategia, sulla carta, sensata: si perde grasso, si preservano i muscoli. Va però ricordato che, secondo recenti analisi sulla longevità, non è tanto la quantità di massa muscolare a fare la differenza, quanto la sua qualità funzionale.

Se però la miostatina regola la FSH, bloccarla significa anche rischiare di abbassare gli ormoni riproduttivi. Un effetto collaterale che nessun protocollo sperimentale stava cercando, perché nessuno immaginava l'esistenza di quel canale di comunicazione. La ricercatrice avverte che l'impatto sulla funzione riproduttiva andrà valutato con attenzione, soprattutto se questi farmaci arriveranno su larga scala in donne in età fertile.

Piste cliniche da esplorare nell’uomo

Il gruppo canadese sta ora verificando se lo stesso meccanismo operi negli esseri umani. Tre scenari clinici sono particolarmente sotto osservazione:

  • le forme di pubertà precoce o ritardata senza causa evidente;
  • l'amenorrea delle atlete di alto livello, un fenomeno documentato ma dai meccanismi ancora incerti;
  • l'infertilità idiopatica, cioè quella senza diagnosi, che riguarda una quota non trascurabile delle coppie che si rivolgono ai centri di procreazione assistita.

Il caso delle sportive è particolarmente interessante. Un muscolo molto sollecitato produce meno miostatina? E questa riduzione si traduce in un calo della FSH sufficiente a bloccare il ciclo? È proprio la catena causale che McGill intende testare. Se confermata nell'uomo, aprirebbe una strategia terapeutica diversa per l'infertilità inspiegata: modulare la miostatina o proteine affini per stimolare la produzione endogena di ormoni riproduttivi, senza ricorrere alle iniezioni ormonali usate oggi nella fecondazione assistita. Un approccio che si affiancherebbe ad altre linee di ricerca innovative, come quelle che stanno portando allo sviluppo di nuove molecole capaci di agire selettivamente sulla fertilità maschile.

Un organo endocrino nascosto in piena vista

La scoperta è stata premiata dal pubblico nella classifica delle dieci scoperte dell'anno 2025 stilata da Québec Science. Al di là del riconoscimento, il messaggio scientifico è notevole: un tessuto che pesa quaranta chili in un adulto medio, studiato da oltre un secolo, continua a riservare funzioni sconosciute. La biologia dello sport, la medicina della riproduzione e la farmacologia dell'obesità si ritrovano improvvisamente collegate dalla stessa molecola, senza che nessuno l'avesse programmato.