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Cresce spontaneo lungo le scarpate, nei terreni incolti, ai bordi delle strade sterrate: alto fino a due metri, con foglie grigio-vellutate morbide come feltro e una spiga fitta di fiori gialli che sbocciano da giugno ad agosto. Il verbasco (Verbascum thapsus), noto in italiano anche come tassobarbasso, verbasco tasso o candela regia, è una delle piante officinali più tradizionali della farmacopea europea, eppure oggi è quasi scomparsa dagli scaffali delle erboristerie moderne. Peccato, perché quando si tratta di lenire tosse secca, bronchi infiammati e catarro difficile da eliminare, poche piante hanno una storia clinica lunga e documentata come la sua.
In questa guida vediamo cosa dice davvero la ricerca scientifica sulle proprietà del verbasco, come riconoscerlo con sicurezza, come preparare correttamente la tisana (con un passaggio fondamentale che quasi nessuno spiega), quali sono le controindicazioni e perché la moda social di fumare le foglie di verbasco per pulire i polmoni
è, dal punto di vista fisiologico, un controsenso.
Come riconoscere il verbasco in natura
Il verbasco comune appartiene alla famiglia delle Scrophulariaceae ed è una pianta biennale: il primo anno forma una rosetta basale di grandi foglie ovali, morbidissime al tatto grazie a una fitta peluria stellata; il secondo anno emette un lungo scapo fiorale eretto, spesso non ramificato, che porta decine di fiori gialli a cinque petali, larghi due o tre centimetri. In Italia lo si trova dalla pianura fino a circa 1.800 metri di quota, prediligendo terreni sassosi, pieno sole e suoli poveri e ben drenati.
Il riconoscimento è piuttosto semplice, ma serve un minimo di attenzione: esistono decine di specie del genere Verbascum (in Italia se ne contano una trentina), la maggior parte delle quali con proprietà simili. Le tre specie riconosciute ufficialmente dalla monografia europea come droga officinale sono Verbascum thapsus, Verbascum densiflorum e Verbascum phlomoides. La parte utilizzata è principalmente il fiore (in latino Verbasci flos), raccolto a piena fioritura nelle ore più calde e asciutte della giornata, ma anche le foglie hanno un impiego tradizionale consolidato.
Un dettaglio pratico che fa la differenza
Le foglie e i fiori sono ricoperti di una fitta peluria di tricomi stellati. Questi peli, se ingeriti, sono fortemente irritanti per la mucosa orale, faringea e gastrica: pizzicano, grattano e possono provocare tosse riflessa e prurito. Ecco perché ogni preparazione a base di verbasco – tisana in primis – va filtrata due volte, l’ultima con un tessuto molto fine (una garza a maglia stretta, un filtro da caffè in carta, un pannolenci pulito). È il singolo passaggio che separa una tisana lenitiva da un’esperienza fastidiosa.
I principi attivi: cosa contiene davvero il verbasco
La ricerca fitochimica degli ultimi trent’anni ha isolato dai fiori e dalle foglie di Verbascum thapsus un profilo di composti bioattivi piuttosto ricco. Si possono raggruppare in quattro grandi categorie:
- Mucillagini: polisaccaridi complessi che, a contatto con l’acqua, formano un gel viscoso. Sono i principali responsabili dell’effetto emolliente (che ammorbidisce) e bechico (che calma la tosse), perché rivestono con una sottile pellicola protettiva le mucose infiammate della gola e delle alte vie respiratorie. Il contenuto di mucillagini nei fiori essiccati oscilla tra il 2% e il 3%.
- Iridoidi: in particolare aucubina, catalpolo, arpagoside e derivati. Sono glicosidi con documentate proprietà antinfiammatorie e, in alcuni studi in vitro, antivirali.
- Fenilpropanoidi: verbascoside (chiamato anche acteoside) e forsitoside, molecole a forte attività antiossidante e antimicrobica.
- Saponine, flavonoidi (apigenina, luteolina, verbascoside) e piccole quantità di oli essenziali: contribuiscono all’azione espettorante, favorendo la fluidificazione del muco bronchiale.
È la sinergia fra queste classi di composti a spiegare l’uso tradizionale della pianta: le mucillagini calmano l’irritazione, le saponine aiutano a sciogliere il catarro, gli iridoidi e i fenilpropanoidi contrastano l’infiammazione a livello locale.
Verbasco per tosse, catarro e bronchi: cosa dice la scienza
Il verbasco è una di quelle piante in cui la tradizione popolare ha anticipato la ricerca di laboratorio. In etnobotanica europea l’infuso di fiori è impiegato da secoli per tosse secca e stizzosa, bronchiti, tracheiti, raffreddori, mal di gola e catarro difficile da espellere. Le nonne dei nostri Appennini lo chiamavano semplicemente l’erba dei bronchi
.
Studi farmacologici in vitro e su modelli animali hanno confermato attività broncorilassante, antinfiammatoria, antimicrobica ad ampio spettro (compresa un’azione documentata contro alcuni ceppi batterici respiratori come Staphylococcus aureus e Klebsiella pneumoniae) e antivirale, in particolare contro i virus influenzali A e B in colture cellulari. Gli studi clinici randomizzati sull’uomo restano tuttavia limitati, come accade per moltissime piante officinali.
Sul piano regolatorio, l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e il Comitato per i Prodotti Medicinali Erboristici (HMPC) hanno pubblicato una monografia ufficiale sul fiore di verbasco che ne riconosce l’uso tradizionale per il sollievo sintomatico della tosse associata al raffreddore. È una qualifica importante: significa che l’uso è considerato plausibile sulla base della lunga tradizione clinica documentata e di un profilo di sicurezza accettabile, pur in assenza di grandi trial clinici.
Come preparare la tisana di verbasco (correttamente)
La preparazione classica è l’infuso di fiori essiccati. Ecco il metodo che rispetta la farmacopea tradizionale e minimizza il rischio di irritazione da tricomi:
- Metti 1,5-2 grammi di fiori essiccati di verbasco (circa un cucchiaino colmo) in una tazza.
- Versa sopra 150-200 ml di acqua bollente, appena tolta dal fuoco.
- Copri la tazza con un piattino – è un passaggio che spesso si dimentica, ma serve a trattenere gli oli essenziali volatili – e lascia in infusione 10-15 minuti.
- Filtra due volte: la prima con un colino a maglia stretta, la seconda attraverso un filtro di carta da caffè o una garza fine, per eliminare completamente i peli irritanti.
- Bevi tiepida, eventualmente addolcita con un cucchiaino di miele (millefiori, eucalipto o timo si sposano bene con la delicatezza del verbasco).
La posologia tradizionale prevede 2-3 tazze al giorno, lontano dai pasti, per un massimo di una settimana o due consecutive in fase acuta. Per il mal di gola si può usare l’infuso anche per gargarismi, sempre ben filtrato e a temperatura ambiente.
Foglie o fiori?
Entrambi funzionano, ma con caratteristiche diverse. I fiori sono più delicati, più ricchi di mucillagini e di verbascoside, con un aroma dolciastro appena percettibile: sono la scelta d’elezione per le tisane. Le foglie sono più fibrose, leggermente più amare, e vengono spesso usate in decotto o in preparazioni topiche (impacchi, unguenti oleosi per contusioni ed emorroidi).
La moda del verbasco fumato: perché è un’idea sbagliata
Da qualche anno gira sui social l’idea che fumare le foglie essiccate di verbasco possa ripulire i polmoni
, drenare il catarro e persino aiutare chi smette di fumare tabacco. È vero che in alcune tradizioni erboristiche nordamericane le foglie venivano bruciate come suffumigio o fumate in pipa per crisi asmatiche acute, ma trasformare questa pratica occasionale e simbolica in un rimedio quotidiano è, sul piano fisiologico, contraddittorio.
Il fumo di combustione – qualunque sia la pianta – contiene particolato fine, monossido di carbonio, catrami e composti irritanti che infiammano il tessuto polmonare invece di lenirlo. Inoltre, il principio attivo cardine del verbasco, la mucillagine, si degrada ad alte temperature e non può in alcun modo agire tramite l’inalazione di fumo caldo. I pneumologi consultati da diverse testate mediche internazionali sono unanimi: se l’obiettivo è supportare la funzione respiratoria, la strada corretta è la tisana filtrata, non la sigaretta artigianale. Aggiungerci il fumo di combustione significa vanificare qualsiasi potenziale beneficio.
Controindicazioni e precauzioni
Il verbasco ha un profilo di sicurezza generalmente buono, ma non è privo di attenzioni:
- Peli irritanti: come detto, la filtrazione accurata è imprescindibile. I tricomi possono provocare prurito faringeo, tosse riflessa e, in casi rari, dermatite da contatto.
- Gravidanza e allattamento: in assenza di dati clinici sufficienti, la monografia europea ne sconsiglia l’uso in queste fasi.
- Bambini sotto i 12 anni: uso non raccomandato senza parere medico, sempre per il principio di precauzione.
- Allergie: soggetti sensibili alle Scrophulariaceae possono manifestare reazioni.
- Interazioni farmacologiche: alcune saponine potrebbero teoricamente interferire con l’assorbimento di farmaci assunti contemporaneamente; è buona norma distanziare la tisana di almeno un’ora dall’assunzione di medicinali.
- Semi: attenzione a non usare i semi in preparazioni interne. Contengono saponine tossiche (in passato venivano usati per stordire i pesci nei corsi d’acqua, pratica oggi vietata) e non fanno parte della droga officinale.
Il verbasco resta un rimedio sintomatico e coadiuvante. Se la tosse persiste oltre una settimana, se compare febbre alta, dispnea, catarro con sangue o qualsiasi altro segno preoccupante, la consultazione medica non è opzionale: sostituire una diagnosi con una tisana è sempre un cattivo affare.
Coltivare il verbasco nell’orto officinale
Buona notizia per chi ha un pezzo di terra o anche solo un balcone soleggiato: il verbasco è tra le piante officinali più semplici da coltivare. Si semina in autunno o a inizio primavera, direttamente a dimora, in terreno povero, sassoso e ben drenato. Non tollera i ristagni idrici, gradisce il pieno sole ed è perfettamente rustico anche negli inverni più rigidi del centro-nord Italia. Una volta stabilita, la pianta si autodissemina generosamente – anche fin troppo, per la verità: chi ne pianta uno esemplare rischia di ritrovarsene una decina l’anno successivo, sparsi ovunque nel giardino. È il tipico comportamento delle piante pioniere che colonizzano terreni disturbati, quindi conviene rimuovere gli scapi fiorali prima che rilascino i semi maturi se non si vuole una piccola invasione controllata.
La raccolta dei fiori si fa a mano, staccandoli dalla spiga a mano a mano che sbocciano, nelle ore centrali di una giornata asciutta. Si essiccano in strato sottile all’ombra, in luogo ventilato, e si conservano in barattoli di vetro scuro al riparo dalla luce. Il colore giallo brillante è indice di buona conservazione: se i fiori virano al bruno, hanno perso gran parte del loro valore terapeutico.
Fonti
- European Medicines Agency – HMPC (2018). European Union herbal monograph on Verbascum thapsus L., V. densiflorum Bertol., V. phlomoides L., flos.
- Khan A. et al. (2010). Anthelmintic and relaxant activities of Verbascum thapsus Mullein. BMC Complementary and Alternative Medicine.
- Turker A.U., Camper N.D. (2002). Biological activity of common mullein, a medicinal plant. Journal of Ethnopharmacology.
- Turker A.U., Gurel E. (2005). Common mullein (Verbascum thapsus L.): recent advances in research. Phytotherapy Research.
- Riaz M. et al. (2021). Phytochemical Analysis and Anti-Inflammatory and Anti-Osteoarthritic Bioactive Potential of Verbascum thapsus L. Leaf Extract. Molecules.
- ESCOP – European Scientific Cooperative on Phytotherapy. Verbasci flos (Mullein Flower) monograph.





