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Ci sono due indizi che quasi tutti, in Italia, hanno visto almeno una volta senza chiedersi cosa fossero. Il primo è un piccolo foro pulito nella terra sotto un albero, del diametro di una matita grossa, senza il cumulo di terriccio che lasciano formiche o lombrichi. Il secondo è un guscio ambrato, translucido, con sei zampette uncinate, aggrappato alla corteccia, al muro di casa o al bordo di un vaso. Sono le tracce della stessa scena: la muta della cicala, l’ultimo cambio d’abito di un insetto che ha passato anni al buio e che in una sola notte diventa adulto, mette le ali e comincia a cantare.
È una delle cose più spettacolari che si possono osservare in un giardino italiano tra giugno e agosto, e non richiede attrezzature: basta sapere dove guardare e a che ora. Vediamo come leggere gli indizi, cosa succede in quei novanta minuti decisivi e come comportarsi se ci si trova davanti a una cicala appena uscita dal suo vecchio corpo.
Chi lascia quei gusci: le cicale italiane
In Italia le cicale più comuni nei giardini, negli oliveti e nei viali sono la cicala del frassino, Cicada orni, lunga circa 23-28 millimetri, con le ali trasparenti punteggiate di macchioline scure, e la cicala maggiore, Lyristes plebejus, più grande (30-37 millimetri) e con ali quasi prive di puntini. La prima è quella che produce il classico frinire ritmico e metallico delle giornate afose; la seconda ha un canto più continuo e potente, che si sente da lontano.
Le cicale non sono farfalle: non hanno una crisalide. Sono insetti a metamorfosi incompleta, cioè passano attraverso una serie di stadi giovanili chiamati ninfe (cinque, separati da mute successive) che assomigliano già all’adulto, ma senza ali funzionanti. Tutta questa fase avviene sotto terra. Le ninfe hanno le zampe anteriori trasformate in potenti arti scavatori, larghi e dentellati come piccole pale, e si nutrono succhiando linfa dalle radici degli alberi.
Quanti anni vive la cicala sotto terra
È la domanda che si fanno tutti. Per le specie italiane lo sviluppo sotterraneo dura in genere dai tre ai cinque anni, a seconda della specie, del clima e della qualità della pianta ospite. Le famose cicale periodiche americane, quelle che escono a miliardi tutte assieme, hanno cicli di 13 o 17 anni: sono un caso estremo e non riguardano l’Europa. Ma il concetto resta: la cicala che canta sopra la nostra testa per poche settimane ha vissuto per anni in silenzio, sotto i nostri piedi. L’adulto è la coda brevissima di una vita lunga.
I fori nel terreno sotto gli alberi: il primo indizio
Quando la ninfa dell’ultimo stadio è pronta, scava un tunnel verso l’alto e apre in superficie un foro dai contorni netti, spesso circondato dall’erba senza terra sparsa attorno, perché la terra viene compattata sulle pareti della galleria. Trovarne diversi sotto la stessa pianta significa che quella pianta ha ospitato una colonia di ninfe per anni: tipicamente olivo, frassino, tiglio, platano, gelso, vite, pioppo, alberi da frutto, ma anche siepi e piante erbacee robuste.
Il segnale che innesca l’uscita è la temperatura del suolo. Per le cicale studiate in modo sistematico l’emergenza parte quando il terreno raggiunge circa 18 °C a una ventina di centimetri di profondità , e il corpo dell’insetto ha bisogno di stare intorno a 18-21 °C per poter volare. In Italia questo si traduce in un calendario che varia molto con la latitudine e l’altitudine: in Sicilia, Puglia e nelle zone costiere del Centro le prime uscite si vedono già a giugno, nella Pianura Padana e nelle zone collinari tra fine giugno e luglio, in montagna o dopo primavere fresche anche in agosto. Rispetto a molte aree degli Stati Uniti, il nostro calendario è spostato di alcune settimane e, soprattutto, non ha il carattere di invasione simultanea: da noi le uscite sono diluite su settimane.
Un aiuto arriva dalla pioggia. Un temporale estivo che inzuppa il terreno lo ammorbidisce e ne uniforma la temperatura: nelle due o tre notti successive le uscite aumentano visibilmente. Chi vuole assistere alla muta, quindi, ha una regola pratica semplice: sera calda e afosa dopo un acquazzone, torcia in mano, un’ora dopo il tramonto.
La notte della muta: cosa succede davvero
La ninfa emerge dal foro e comincia a camminare. Non vaga a caso: cerca una superficie verticale e ruvida. Corteccia screpolata, un muro intonacato, un palo di legno, la rete di un recinto, il tronco della siepe, spesso a un’altezza compresa fra pochi centimetri e un metro e mezzo. Il motivo è meccanico: gli uncini delle zampe devono trovare appigli capaci di sostenere tutto il peso dell’insetto per un’ora e mezza, mentre il corpo resta appeso a testa in giù nella fase più delicata. Su vetro o plastica liscia la ninfa scivola e la muta può fallire, con esiti letali. È il motivo per cui i vasi di terracotta rigata e i muretti in pietra sono gettonatissimi.
Trovato l’appiglio, la ninfa si ancora e si immobilizza. Poi la cuticola si apre lungo una fessura dorsale netta, dietro il capo e sul dorso del torace: da lì l’adulto comincia a uscire, prima piegandosi all’indietro per liberare testa, zampe e ali, poi eseguendo un movimento di addome per estrarsi completamente. Chi ha la fortuna di vederlo dal vivo resta sorpreso dai colori: l’insetto appena sfarfallato è bianco crema e verde smeraldo, con venature delle ali che sembrano fili di vetro. Sembra un animale di un altro pianeta, ed è esattamente il momento in cui non va toccato.
La finestra critica: dai 40 ai 90 minuti
Le ali dell’adulto non crescono: si dispiegano. Sono ripiegate come una fisarmonica dentro piccoli astucci e vengono aperte per via idraulica, spingendo dentro le loro nervature l’emolinfa, il sangue degli insetti. Le misure fatte in laboratorio su cicale sono impressionanti: nei primi 40 minuti dopo l’uscita gli abbozzi alari si trasformano in ali complete e la massa delle ali arriva a circa il 16% del peso corporeo, perché una quantità enorme di liquido viene dirottata dal corpo verso le ali. Nella ora successiva accade la parte sorprendente: l’insetto ripompa fuori quel liquido, e l’ala definitiva finisce per pesare meno dell’abbozzo iniziale. Il risultato è una struttura leggerissima, rigida e volante.
In quell’ora e mezza la cicala è morbida come gomma bagnata, non può volare e praticamente non può difendersi. Ecco perché tutto si svolge di notte: al buio i predatori a vista (uccelli, lucertole, gazze) sono inattivi, l’aria è più umida e il rischio di disidratazione della cuticola ancora molle è minore. Con il passare dei minuti la cuticola si irrigidisce e si scurisce, e il verde brillante lascia il posto ai bruni e ai grigi mimetici dell’adulto.
Come datare un’esuvia trovata sul tronco
L’esuvia della cicala è il guscio vuoto lasciato dopo la muta: la vecchia pelle, completa di zampe, antenne e maschera facciale, aggrappata al supporto. Si può leggere come una scena del crimine.
- Muta di poche ore: le zampe sono ancora perfettamente agganciate, l’esuvia è chiara, elastica, leggermente umida all’interno, e la fessura dorsale ha bordi puliti e ancora vicini. Spesso, guardando bene nel raggio di un metro, si trova ancora l’adulto immobile che completa l’indurimento.
- Muta di qualche giorno: il guscio è asciutto, ambrato, croccante, i bordi della fessura si sono allargati e incurvati verso l’esterno.
- Esuvia vecchia di settimane: colore più opaco, polvere o ragnatele all’interno, zampe fragili che si rompono al minimo tocco. Molte resistono in loco fino all’autunno, se riparate dalla pioggia battente.
Una cosa che fa piacere sapere a chi ha bambini: raccogliere le esuvie è del tutto innocuo. Non pungono, non sono velenose, non contengono resti biologici pericolosi. Sono ottime per un piccolo censimento domestico, di cui parliamo tra poco.
Cosa NON fare se trovi una cicala appena sfarfallata
Questa è la parte controintuitiva. L’istinto, davanti a un insetto bianco-verde che sembra in difficoltà , è aiutarlo. È il modo più sicuro per ucciderlo.
- Non toccarla e non spostarla. Le ali in fase di dispiegamento sono modellate dalla pressione interna del liquido. Se vengono piegate, appoggiate a una superficie o schiacciate anche solo per un istante, si irrigidiscono in quella forma sbagliata: la deformazione è irreversibile e l’insetto non volerà mai.
- Non bagnarla e non nebulizzarla. Non è disidratata e non ha bisogno di acqua: una goccia sulle ali molli basta a farle collassare.
- Non illuminarla a lungo con luce forte. Un’occhiata con la torcia va benissimo, un faretto puntato per mezz’ora la disturba e attira predatori notturni.
- Non metterla in un barattolo per mostrarla domattina. Le pareti liscie impediscono la corretta sospensione e la muta si guasta.
Aiutare, invece, significa proteggere il contesto. Se il punto di muta è raggiungibile dal gatto di casa o dal cane, la cosa più utile è chiudere l’animale dentro per una notte, oppure delimitare l’area senza toccare l’insetto. Se in giardino c’è l’irrigazione automatica, vale la pena spostare l’orario dei turni notturni nelle settimane di sfarfallamento: un getto a pioggia su una cicala teneral equivale a una condanna. Stesso discorso per soffiatori, idropulitrici e tagliasiepi passati sul tronco nelle prime ore del mattino: meglio dare un’occhiata prima.

Vale anche l’inverso: se la si trova già scura e vigorosa e la si tocca per errore, non succede niente di grave, né a lei né a noi. Le cicale non mordono e non pungono l’uomo. Il loro apparato boccale è un rostro fatto per perforare tessuti vegetali; nel raro caso in cui una cicala disorientata si appoggi su un braccio e provi a saggiare la pelle, la sensazione è quella di una puntura di spillo, senza veleno e senza conseguenze. Non trasmettono malattie e non sono tossiche per cani e gatti che ne mangiano qualcuna, anche se un’abbuffata di insetti chitinosi può provocare vomito o feci molli passeggere.
La cicala fa danni agli alberi?
Qui bisogna distinguere due fasi completamente diverse, perché la risposta cambia.
Le ninfe sotto terra: impatto trascurabile su piante adulte
Le ninfe succhiano dal legno di conduzione delle radici, cioè dal flusso di acqua e sali che sale dal terreno. È un fluido a bassissima concentrazione di nutrienti, e per questo la ninfa deve filtrarne enormi quantità crescendo molto lentamente: sono anni di dieta povera. Su un albero adulto e in buona salute, con un sistema radicale ampio, questo prelievo è irrilevante e non produce sintomi visibili. Nessuno pota, tratta o irriga diversamente per le ninfe di cicala. Le uniche situazioni in cui una densità molto alta di ninfe può contare qualcosa sono le piante appena messe a dimora, con apparato radicale ridotto e già sotto stress da trapianto.
Le femmine adulte: le incisioni sui rametti e il flagging
Il vero, e limitato, problema arriva a fine estate. La femmina non depone nel terreno: usa un organo a lama chiamato ovopositore per incidere il legno tenero dei rametti sottili e infilare le uova in file dentro la fessura, a piccoli gruppi. Quelle incisioni indeboliscono meccanicamente il rametto. Il risultato tipico è il fenomeno che in arboricoltura si chiama flagging: le punte dei rami oltre l’incisione seccano, le foglie diventano brune e restano appese come bandierine, e con vento o pioggia il rametto può spezzarsi.
Su un albero maturo il flagging è un danno estetico e nulla più; alcuni riscontri in ambito forestale indicano perfino un rigoglio migliore l’anno successivo, perché l’effetto somiglia a una potatura naturale di rami sottili. La situazione cambia su piante giovani appena piantate, su alberelli ornamentali e su alcune colture: lì la stessa quantità di incisioni colpisce una percentuale molto maggiore della chioma e può deformare l’impostazione della pianta. In oliveti e frutteti italiani le ovideposizioni di cicala sono note e monitorate, ma restano un fattore di secondaria importanza rispetto ad altri fitofagi, con concentrazione delle punture nella parte più bassa e interna delle chiome.
Cosa fare, in pratica
- Potatura minima e tardiva. Se in autunno o nel tardo inverno si notano punte secche con la classica doppia fila di cicatrici, si taglia poco sotto la zona incisa, con un taglio netto su un rametto sano. Nulla di più: niente potature drastiche, che stressano la pianta più delle cicale.
- Protezione fisica per le piante piccole. Nelle annate con molte cicale, una rete a maglia fine (circa 1 centimetro) messa sopra alberelli appena piantati durante le settimane del canto è il metodo più efficace e senza controindicazioni.
- Niente insetticidi per il giardino. Gli adulti sono numerosi solo per poche settimane, spesso in alto e mobili; i trattamenti sono poco efficaci contro di loro e colpiscono impollinatori e insetti utili. Gli interventi chimici hanno senso solo in casi produttivi specifici e su indicazione tecnica.
- Cura delle basi. Un albero giovane ben irrigato e pacciamato sopporta l’ovideposizione senza problemi; uno in sofferenza idrica la sente.
Dalla muta al canto: perché il maschio tace per qualche giorno
Chi trova le esuvie si aspetta di sentire il frinire subito. Invece passa qualche giorno. Dopo la muta l’adulto attraversa una fase di maturazione: la cuticola completa l’indurimento e la pigmentazione, i muscoli si consolidano, l’apparato riproduttivo entra in funzione. Nelle cicale studiate in dettaglio questa fase teneral dura in media quattro-sei giorni, più a lungo con tempo fresco, e solo alla fine inizia il comportamento adulto vero e proprio: volo, canto, corteggiamento.
Il canto, poi, dipende dalla temperatura. Il maschio produce il suono con i timballi, due membrane rigide alla base dell’addome che vengono fatte scattare centinaia di volte al secondo da muscoli potentissimi, amplificate da grandi sacche d’aria interne. Quei muscoli funzionano bene solo caldi: molte cicale hanno una soglia minima di temperatura ambientale, spesso intorno ai 22-24 °C, sotto la quale semplicemente non cantano. Ecco perché in una mattina fresca di luglio il giardino è silenzioso e alle undici sembra un altoparlante, e perché il picco sonoro coincide con le ore più torride. Nelle giornate coperte e ventose il coro cala di colpo: non sono partite, stanno solo aspettando il caldo.
Usa le esuvie per fare la mappa del tuo giardino
C’è un uso molto concreto di quei gusci vuoti, ed è la parte che diverte più i ragazzi. Le esuvie si trovano quasi sempre a pochi metri dal punto di uscita dal terreno, quindi indicano con buona precisione quali piante stanno ospitando le ninfe. Il metodo è semplice:
- Tra fine giugno e agosto, ogni settimana, fai un giro dei tronchi, dei muri esposti e dei vasi grandi, guardando fino a due metri d’altezza.
- Raccogli le esuvie e annota su un foglio l’albero accanto al quale le hai trovate, insieme alla data.
- Cerca a terra i fori di uscita nel raggio di un paio di metri dal tronco, dove l’erba è più rada.
- A fine stagione confronta i conteggi: gli alberi con più esuvie sono quelli con le colonie più consistenti di ninfe nel suolo.
Sapere quali sono quelle piante è utile per due motivi. Primo, è lì che vale la pena non fare lavori di scavo profondo, non compattare il terreno con mezzi pesanti e non rivoltare la zolla, se si vuole conservare la popolazione. Secondo, sono le stesse piante su cui, in agosto, controllare la presenza di punte secche da ovideposizione: se ci sono alberelli giovani nelle vicinanze, quelli sono i candidati alla rete protettiva l’anno successivo.
Le cicale non sono un problema del giardino: sono cibo per uccelli, rondini, lucertole e ricci, i loro tunnel arieggiano il suolo e i corpi degli adulti a fine stagione restituiscono nutrienti al terreno. Sono, soprattutto, una delle rare occasioni in cui un ciclo biologico che dura anni si condensa in uno spettacolo di novanta minuti visibile dal proprio cortile. Basta una torcia, una sera calda e il buon senso di guardare senza toccare.
Fonti
- Guo, Gilbert, Hu et al. (2023). Transient use of hemolymph for hydraulic wing expansion in cicadas. Scientific Reports (Nature).
- Cooley, Simon et al. General Periodical Cicada Information. University of Connecticut, Biodiversity Research Collections.
- Frank, Baker, Bambara. Periodical Cicadas in the Landscape. NC State Extension Publications.
- Impacts of Periodical Cicada Egg Laying on Young Trees. Arboriculture & Urban Forestry (International Society of Arboriculture).
- Tennessee State University Extension (2024). Periodical Cicadas in Tennessee.
- Do adult Magicicada feed? Historical perspectives and evidence from molecular gut content analysis. PubMed Central.
- Cicadidi. Enciclopedia Italiana Treccani.
- Cicada orni: ecologia e biologia. La Valle del Metauro, schede naturalistiche.
- Josephson, Young. Body Temperature and Singing in the Bladder Cicada. Journal of Experimental Biology.





