Araucaria in vaso storta o con rami secchi: perché i rami tagliati non ricrescono e come raddrizzarla

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

A novembre arriva in casa come alberello di Natale vivo. Verso febbraio, però, molte araucarie hanno un aspetto ben diverso: sono piegate verso la finestra, hanno i rami bassi secchi e sono più spoglie da un lato. A quel punto viene voglia di prendere le forbici e sistemarla. È proprio questo il passo che rischia di rovinarla per sempre. L’araucaria in vaso (Araucaria heterophylla, chiamata anche pino di Norfolk) non funziona come un ficus o un pothos. La sua crescita segue regole molto rigide. Chi le conosce può riportarla in equilibrio. Chi non le conosce rischia di farle danni che non si possono più riparare.

Una pianta a pagoda: come cresce davvero l’araucaria

Per prima cosa, l’araucaria non è un pino. È una conifera di una famiglia molto antica, le Araucariaceae, e viene dall’isola di Norfolk, nel Pacifico. Lì può superare i 60 metri d’altezza. La sua forma è perfettamente geometrica: un fusto dritto e, lungo il fusto, dei palchi. Un palco è una specie di piano formato da 4 a 7 rami disposti a raggiera, tutti alla stessa altezza. Vista da lontano sembra una pagoda.

Tutta questa geometria dipende da un solo punto: la gemma apicale, cioè la punta del fusto principale. Da lì l’albero si allunga verso l’alto e da lì, una volta all’anno o poco più, nasce un nuovo palco di rami. In botanica si parla di dominanza apicale. La punta produce ormoni, soprattutto le auxine, che comandano tutta la pianta e impediscono alle altre gemme di trasformarsi in nuovi fusti. Nell’araucaria questo comando è molto più forte che nella maggior parte delle piante da appartamento.

Perché i rami tagliati non ricrescono

Questa è la domanda che si fa chiunque abbia accorciato un ramo d’araucaria e poi abbia aspettato invano. La risposta è semplice: lungo i rami laterali non ci sono gemme dormienti pronte a ripartire. Se accorci un ramo a metà, la parte che resta non fa nuovi germogli. Rimane un moncone che col tempo spesso si secca. Lo stesso succede se tagli troppi aghi verdi da un ramo: senza foglie il ramo non riesce più a nutrirsi e muore, soprattutto se riceve poca luce.

Il caso più grave è il taglio della cima. Senza gemma apicale l’albero smette di crescere in altezza e di formare nuovi palchi. A volte, dopo molto tempo, uno o più rametti vicino al taglio provano a raddrizzarsi e a fare da nuova punta. Il risultato però è quasi sempre un albero storto, con due o tre punte, che ha perso per sempre la sua forma a piramide. Non a caso la Royal Horticultural Society mette l’araucaria nel gruppo di potatura 1, quello delle piante che vanno potate poco o niente. La RHS avverte che tagliarla può rovinarne la forma in modo permanente.

Ortotropia e plagiotropia: il motivo per cui le talee di ramo crescono storte

C’è un fenomeno che spiega bene questa rigidità. In molte conifere, e nelle araucarie in modo molto marcato, ogni parte della pianta ricorda il proprio ruolo:

  • il fusto principale è ortotropo, cioè cresce in verticale;
  • i rami laterali sono plagiotropi, cioè crescono in orizzontale o di sbieco.

Questo ruolo resta anche quando il ramo viene staccato dalla pianta. Se metti a radicare una talea presa da un ramo laterale, otterrai una pianta che continua a crescere distesa, come un ramo con le radici, e non diventerà mai un alberello dritto. Per questo chi produce araucarie usa i semi oppure talee prese dalle punte verticali. Il Missouri Botanical Garden fa notare che le piante nate da talee di punta hanno spesso palchi più fitti e ordinati di quelle nate da seme. Per chi coltiva in casa la conclusione è una sola: i rami laterali non diventeranno mai una nuova cima.

Perché l’araucaria in vaso si inclina e cresce sbilanciata

Chi cerca araucaria storta come raddrizzarla ha quasi sempre una pianta che si piega verso la finestra. Il motivo si chiama fototropismo. Quando la luce arriva da un lato solo, le auxine si spostano verso il lato in ombra del fusto. Lì le cellule si allungano di più, e così la punta si curva verso la luce. L’araucaria ha bisogno di tantissima luce, quindi in un appartamento questa spinta è molto forte. Dopo qualche mese la crescita inclinata diventa evidente.

Ci sono poi altre cause frequenti:

  • Più piantine nello stesso vaso. Molte araucarie da vivaio sono in realtà 3 o 4 piantine seminate insieme per sembrare più folte. Ognuna cresce per conto suo e spesso una si piega verso l’esterno.
  • Luce troppo scarsa. La pianta si allunga, i palchi si distanziano e il fusto diventa sottile e debole.
  • Rami secchi da un lato solo. Il lato rivolto alla stanza riceve meno luce e si spoglia prima, quindi la chioma si sbilancia anche di peso.
  • Pianta messa storta nel vaso già al momento del rinvaso.

Rami secchi: come riconoscere le cause

I rami bassi che ingialliscono e poi diventano marroni sono il problema più comune. Non sempre vuol dire che la pianta sta male. Anche in natura l’araucaria perde i palchi più vecchi man mano che cresce. Se però ne perde molti in poco tempo, di solito la causa è una di queste:

  • Aria secca e caloriferi. In inverno, con il riscaldamento acceso, l’umidità in casa può scendere sotto il 30%. Una pianta abituata al clima umido di un’isola dell’oceano ne soffre molto. Gli aghi si seccano partendo dalle punte e i rami vicini alla fonte di calore muoiono per primi.
  • Troppo caldo. In vaso l’araucaria sta meglio al fresco, tra i 13 e i 18 °C circa. Un soggiorno a 22-24 °C la stressa.
  • Poca luce, soprattutto per i rami bassi e per quelli rivolti verso l’interno della stanza.
  • Acqua sbagliata. L’araucaria vuole molta acqua, ma non sopporta il terriccio sempre bagnato. Va bagnata a fondo e poi lasciata asciugare quasi del tutto, ma non completamente, prima di bagnarla di nuovo. Il sottovaso pieno d’acqua e la siccità prolungata danno gli stessi sintomi: rami che pendono e poi si seccano.

Araucaria: si può potare? Cosa tagliare e cosa non toccare mai

La risposta breve: si può fare pulizia, non si può dare una forma. Ecco la distinzione pratica.

Cosa si può tagliare

  • Rami basali completamente secchi. Si tagliano interi, rasente al tronco, con forbici pulite e affilate. Non si lasciano monconi, perché non ricacceranno e restano solo brutti da vedere.
  • Rametti secondari secchi su un ramo che per il resto è ancora verde. Si tolgono senza intaccare la parte viva.
  • Un ramo laterale troppo lungo che dà fastidio, per esempio vicino a una porta o a un gatto curioso. Si può accorciare un poco, ma sapendo che non ricrescerà. Bisogna lasciare comunque molti aghi verdi, altrimenti quel ramo morirà.

Cosa non va mai toccato

  • La cima, cioè la gemma apicale. Mai, nemmeno se la pianta tocca il soffitto. In quel caso è meglio trovarle un posto più alto, oppure, se si vive al mare, valutare la messa a dimora in giardino.
  • Le punte dei rami ancora in crescita, quelle verde chiaro.
  • I rami verdi e sani, tagliati per pareggiare la chioma. Il vuoto che lasciano resta per sempre.

Il momento migliore per pulire la pianta dai rami secchi è la fine dell’inverno o la primavera, quando la pianta si prepara a ripartire. Un ramo che sembra secco a dicembre a volte è solo disidratato: aspettare qualche settimana permette di capire con certezza che cosa è morto davvero.

Araucaria in vaso storta o con rami secchi: perché i rami tagliati non ricrescono e come raddrizzarla

Il piano per raddrizzarla senza rovinarla

Un’araucaria inclinata si può recuperare quasi sempre, a patto di non avere fretta. Ecco il metodo che funziona.

  1. Più luce possibile. Mettila vicino alla finestra più luminosa di casa, meglio se esposta a sud o a ovest, ma senza che i vetri caldi tocchino gli aghi. Se la finestra non basta, una lampada per piante alta e sottile messa dal lato opposto alla finestra compensa la luce che arriva da una parte sola.
  2. Rotazione regolare. Gira il vaso di un quarto di giro ogni settimana, sempre nello stesso senso. Così ogni lato riceve luce a turno e la cima smette di inseguire la finestra. Per non dimenticarlo basta scegliere un giorno fisso, magari quello in cui controlli l’acqua.
  3. Tutore graduale. Se il fusto è già piegato, pianta nel vaso una canna di bambù o un paletto sottile, vicino al fusto ma senza rovinare le radici. Lega il fusto con un laccio morbido, come una fascetta in tessuto o un filo rivestito, e falla a forma di 8 così che non stringa. Non raddrizzarlo tutto in una volta. Avvicinalo al tutore poco alla volta, nel giro di alcune settimane. Il fusto dell’araucaria è elastico ma si spezza facilmente se forzato.
  4. Correzione al rinvaso. Se la pianta è proprio messa storta nel vaso, in primavera puoi rinvasarla raddrizzando la zolla. Usa un terriccio ben drenante con un po’ di sabbia o di pomice. È anche l’occasione per vedere se nel vaso ci sono più piantine e se una di loro tira verso l’esterno.
  5. Pazienza. La parte nuova crescerà dritta. Quella già piegata e lignificata si correggerà solo in parte. Ci vuole una stagione intera di crescita per vedere il risultato.

Araucaria come albero di Natale in casa: gli errori da evitare

Tra novembre e dicembre in Italia se ne vendono moltissime, spesso a pochi euro, ed è proprio in quel periodo che molte si rovinano. Ecco cosa fare per farla arrivare in buona salute alla primavera.

  • Decorazioni leggere. I rami dell’araucaria sono sottili e orizzontali. Le palline di vetro pesanti li piegano e possono spezzarli o deformarli per sempre. Meglio pochi addobbi leggeri, di carta, legno o feltro.
  • Luci a LED. Le vecchie lampadine scaldano e seccano gli aghi. Le catene LED moderne vanno bene, ma non bisogna stringerle intorno ai rami.
  • Via le decorazioni subito dopo l’Epifania. Più a lungo restano, più la pianta soffre.
  • Lontano dai caloriferi, dai camini e dalle bocchette dell’aria calda. Se possibile scegli una stanza fresca e luminosa, tra 10 e 18 °C: un ingresso luminoso, una veranda non riscaldata ma senza gelo, la camera da letto.
  • Umidità. Mettila insieme ad altre piante, oppure appoggia il vaso su un sottovaso pieno di argilla espansa bagnata, facendo attenzione che il fondo del vaso non tocchi l’acqua. Aiuta più delle spruzzate sugli aghi, che durano pochi minuti.

Prevenzione e cura nel resto dell’anno

Per il pino di Norfolk la cura giusta segue le stagioni. Dalla primavera, quando di notte la temperatura resta sopra i 10 °C, il vaso può andare fuori, in un posto riparato dal vento forte e a mezz’ombra, soprattutto nelle ore più calde. Il sole pieno d’estate, se la pianta non ci è abituata, può far ingiallire o sbiancare gli aghi. Va abituata un po’ alla volta, nell’arco di una o due settimane.

Da marzo a settembre si annaffia con generosità, lasciando asciugare il terriccio in superficie tra un’annaffiatura e l’altra, e si dà un concime bilanciato a dosi leggere ogni due o tre settimane. In inverno si annaffia meno, tenendo il terriccio appena umido, e non si concima. Prima delle gelate, cioè in genere tra ottobre e novembre al Centro-Nord, la pianta torna in casa o in una serra fredda. Il gelo non lo sopporta.

Lungo le coste liguri e tirreniche, in Sicilia, in Sardegna e nelle zone più miti del Sud, cioè le zone climatiche 9 e 10, l’araucaria vive anche in piena terra. Lì diventa un albero imponente, alto decine di metri, come si vede in tanti vecchi giardini di ville e lungomari. Prima di piantarla, quindi, conviene pensare bene allo spazio: è una pianta che dura generazioni.

In breve

  • L’araucaria cresce solo dalla punta: la cima non si taglia mai.
  • I rami accorciati non ricacciano e le talee di ramo laterale crescono storte per sempre.
  • Si tolgono solo i rami secchi, interi e rasente al tronco, a fine inverno o in primavera.
  • Contro l’inclinazione servono luce, un quarto di giro alla settimana e, se serve, un tutore con legature morbide.
  • A Natale: addobbi leggeri, LED, niente caloriferi e una stanza fresca e luminosa.

Fonti

Tag:Piante per vaso