Lupino bianco: come coltivarlo con la semina d’autunno e lasciare il terreno più fertile

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Tutti conoscono i lupini salati delle sagre, gialli e lucidi nel cartoccio. Pochi però hanno visto la pianta che li produce. È il lupino bianco (Lupinus albus), una leguminosa coltivata nel Mediterraneo da migliaia di anni. In primavera fa spighe di fiori bianchi con riflessi azzurrini, molto visitate dalle api. Sotto terra ha radici capaci di recuperare nutrienti che altre piante non riescono a prendere. Per questo i nostri nonni lo seminavano per “ingrassare” i campi. In questa guida vediamo come seminarlo in autunno, come usarlo per concimare il terreno e perché i semi raccolti in casa non si mangiano subito.

Che pianta è il lupino bianco

Il lupino bianco è una pianta annuale della famiglia delle leguminose, la stessa di fave, piselli e ceci. Ha un fusto dritto, alto di solito tra 60 e 120 cm. Le foglie sono a forma di mano aperta, con 5-9 foglioline, e restano un po’ pelose e argentate sotto. La radice principale scende in profondità, anche oltre il metro, e questo aiuta la pianta a superare i periodi secchi.

Il fiore del lupino si apre tra marzo e aprile al Centro-Sud. Le spighe portano tanti fiorellini a forma di farfalla, bianchi o bianco-crema, spesso con la punta celeste o violacea. Dopo la fioritura arrivano baccelli pelosi, con 3-6 semi piatti e tondeggianti: sono i lupini che conosciamo.

Lupino bianco e lupini ornamentali: non confondeteli

Nei vivai si vendono i lupini da giardino, con spighe alte e colori accesi: rosa, viola, giallo, rosso. Sono altre specie o ibridi, soprattutto derivati da Lupinus polyphyllus. Sono piante perenni, belle per le aiuole, ma i loro semi non sono commestibili e contengono sostanze tossiche. Se volete i lupini da mangiare, o un buon sovescio, serve proprio Lupinus albus, da comprare come seme agricolo.

Perché arricchisce il terreno: azoto e radici a grappolo

Il lupino bianco migliora il terreno in due modi. Il primo è comune a tutte le leguminose che fissano azoto. Sulle radici si formano dei piccoli noduli, abitati da batteri utili (del gruppo Bradyrhizobium). Questi batteri prendono l’azoto dall’aria e lo trasformano in una forma che la pianta può usare. Quando la pianta viene interrata, una parte di quell’azoto resta nel suolo e nutre la coltura successiva. In campo, nelle zone mediterranee senza irrigazione, il lupino bianco ha mostrato una buona capacità di fissare azoto: è una delle ragioni per cui si alterna con il grano.

Il secondo modo è più raro e lo rende speciale. Quando il terreno è povero di fosforo, il lupino bianco forma le radici a grappolo, chiamate anche radici proteoidi. Sono ciuffi fittissimi di radichette corte, simili a piccoli scovolini. Queste radici rilasciano nel terreno acidi organici, soprattutto citrato. Il citrato “stacca” il fosforo legato a ferro, alluminio e calcio, che le piante normalmente non riescono a usare. Il lupino bianco è così bravo in questo lavoro che i ricercatori lo usano come pianta modello per studiare come le piante si adattano alla scarsità di fosforo. Ne è stato studiato anche il genoma, proprio per capire da dove nasce questa capacità.

In pratica: un sovescio di lupino restituisce al terreno sostanza organica, azoto e fosforo più facile da assorbire. Ecco perché, prima dei concimi chimici, era il sovescio di una volta nei campi e negli uliveti del Centro-Sud.

Quando seminare i lupini in Italia

La semina autunnale dei lupini è la scelta classica nel Centro-Sud e sulle coste. Il periodo giusto va da fine ottobre a tutto novembre. La pianta si radica prima dell’inverno, cresce piano nei mesi freddi e parte veloce a fine inverno. Fiorisce tra marzo e aprile e sfrutta le piogge invernali, evitando il caldo secco di giugno.

C’è anche un motivo biologico. Molte varietà di lupino bianco sono di tipo “invernale”: per fiorire bene hanno bisogno di passare alcune settimane al fresco, con temperature tra circa 1 e 6 °C. Questo processo si chiama vernalizzazione. Le varietà di tipo “primaverile”, invece, ne hanno bisogno poco o per niente. Se seminate in autunno, il freddo naturale fa il suo lavoro.

Al Nord e nelle zone interne più fredde conviene aspettare. Le piantine giovani soffrono le gelate sotto i -5/-7 °C, soprattutto se il terreno è bagnato. Qui è meglio seminare a fine inverno, tra febbraio e marzo, appena il terreno si lavora. In Europa si stanno selezionando varietà più resistenti al gelo, proprio per allargare la semina autunnale verso nord. Ma per l’orto di casa la regola resta semplice: dove l’inverno è duro, si semina a fine inverno.

Come seminare i lupini: guida pratica

Coltivare lupini nell’orto è facile. Ecco i passaggi principali.

  1. Scegliete il posto. Pieno sole, terreno che non trattiene acqua ferma. Il lupino teme i ristagni più del freddo.
  2. Controllate il terreno. Il lupino bianco ama i suoli sciolti, sabbiosi o di medio impasto, acidi o neutri (pH circa 5-7). Nei terreni calcarei le foglie ingialliscono: è la clorosi da calcare, dovuta a carenza di ferro.
  3. Preparate il letto di semina. Una vangatura leggera basta. Non serve concimare con azoto: la pianta se lo procura da sola.
  4. Mettete a bagno i semi. Lasciateli in acqua 12-24 ore prima della semina: germinano più in fretta.
  5. Seminate. Profondità 3-4 cm. In file distanti 30-40 cm, con un seme ogni 8-10 cm. Per un sovescio fitto potete seminare anche a spaglio e poi rastrellare.
  6. Bagnate solo se serve. In autunno di solito bastano le piogge. Annaffiate solo in caso di lunga siccità.
  7. Togliete le erbacce all’inizio. Le piantine crescono piano nei primi mesi: una o due sarchiature aiutano. Poi la pianta copre il terreno da sola.

Terreno calcareo? Ci sono soluzioni

Gran parte dei suoli italiani è calcarea. Gli studi su varietà locali italiane, marocchine ed egiziane mostrano che alcune popolazioni tollerano meglio il calcare moderato. Anche i batteri dei noduli contano: alcuni ceppi funzionano meglio nei suoli calcarei. Se il vostro terreno è molto calcareo avete due strade: cercare semi di varietà locali del vostro territorio, oppure coltivare qualche pianta in vaso grande (almeno 30-40 cm di profondità) con terriccio per piante acidofile.

E se nel terreno non ci sono i batteri giusti?

Se in quel terreno non si sono mai coltivati lupini, i batteri adatti potrebbero mancare. Le radici allora fanno pochi noduli e la pianta fissa poco azoto. Si può comprare l’inoculo specifico per lupino, oppure spargere un po’ di terra presa da un campo dove i lupini crescevano bene.

Attenzione all’antracnosi

La malattia più seria del lupino bianco è l’antracnosi, causata dal fungo Colletotrichum lupini. Provoca macchie scure e piegature su fusti e baccelli. In Germania e in altri Paesi del Centro Europa questa malattia ha quasi fatto sparire la coltura dagli anni ’90. Il fungo viaggia soprattutto con il seme: usate semi sani e certificati, non riseminate semi di piante malate e non coltivate lupini nello stesso punto ogni anno.

Lupino da sovescio o lupino da seme: cosa scegliere

A primavera arriva la scelta: interrare la pianta come concime verde o lasciarla arrivare al seme.

Il lupino come sovescio

Il lupino da sovescio va tagliato e interrato all’inizio della fioritura. In quel momento la pianta ha accumulato molta massa verde e azoto, ma i fusti non sono ancora diventati duri e legnosi. Al Centro-Sud cade di solito tra fine marzo e aprile. Trinciate le piante, lasciatele appassire un giorno o due e interratele leggermente, nei primi 15-20 cm. Aspettate poi 2-3 settimane prima di trapiantare: il materiale verde deve iniziare a decomporsi. I tempi si incastrano bene con i trapianti di pomodori, peperoni e zucchine di fine aprile e maggio.

Un consiglio pratico: se volete aiutare le api, lasciate una striscia di lupini in fiore per qualche settimana e interrate il resto. Così avete sia il concime sia il cibo per gli impollinatori, in un periodo in cui le fioriture non sono ancora tante.

Il lupino portato fino al seme

Se lasciate crescere la pianta, i baccelli maturano tra giugno e luglio. Sono pronti quando diventano gialli-marroni e secchi, e i semi dentro “suonano” se scuotete la pianta. Raccogliete prima che i baccelli si aprano da soli e spargano i semi. Fateli asciugare all’ombra, sgranateli e conservateli in un luogo asciutto. Una parte potete tenerla per la semina dell’autunno dopo.

Lupino bianco: come coltivarlo con la semina d'autunno e lasciare il terreno più fertile

Lupini dolci e amari: perché i semi di casa non si mangiano subito

Qui serve la massima attenzione. I semi del lupino contengono sostanze chiamate alcaloidi chinolizidinici. Sono amari e servono alla pianta per difendersi da insetti e animali. Per l’uomo sono tossici: in quantità elevate colpiscono il sistema nervoso e il cuore. I sintomi possibili sono bocca secca, vista offuscata, battito accelerato, nausea, confusione. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha valutato questi rischi e ha descritto casi di intossicazione dovuti proprio a lupini preparati male.

Le varietà dolci

Le varietà dolci sono state selezionate per avere pochissimi alcaloidi. Per i ricercatori hanno un gene particolare che riduce queste sostanze nel seme. Si usano soprattutto per mangimi e farine. Molte varietà locali del Mediterraneo, però, sono ancora amare, e sono proprio quelle tradizionali da cui nascono i lupini salati. Attenzione: anche un seme “dolce” seminato nell’orto può incrociarsi con piante amare vicine. Non date mai per scontato che i semi raccolti siano sicuri.

La deamarizzazione dei lupini amari

La deamarizzazione dei lupini amari è il vecchio metodo per renderli mangiabili. Gli alcaloidi si sciolgono in acqua, quindi vanno “lavati via” con pazienza. Ecco il procedimento tradizionale, in breve:

  • mettete a bagno i semi secchi in acqua fredda per circa 24 ore;
  • fateli bollire per circa un’ora;
  • teneteli poi in ammollo in acqua fresca, cambiandola almeno una o due volte al giorno;
  • continuate per diversi giorni, di solito da 5 a 10 e a volte di più;
  • assaggiatene solo un pezzetto: quando non sono più amari, si salano e si conservano in salamoia in frigo.

Se un lupino è ancora amaro, non mangiatelo e non bevete mai l’acqua di ammollo. Anche i lupini comprati possono variare: un’analisi recente su prodotti a base di lupino del mercato italiano ha trovato livelli di alcaloidi diversi tra i campioni. Per questo la deamarizzazione va fatta bene, senza scorciatoie. Bambini, anziani e chi ha problemi di cuore devono stare ancora più attenti. Ricordate anche che il lupino è tra gli allergeni alimentari: chi è allergico alle arachidi può reagire anche ai lupini.

In breve: il calendario del lupino bianco

  • Fine ottobre-novembre: semina al Centro-Sud e nelle zone costiere.
  • Febbraio-marzo: semina al Nord e nelle zone fredde.
  • Marzo-aprile: fioritura al Centro-Sud, utile per le api.
  • Inizio fioritura: momento giusto per interrarlo come sovescio.
  • Giugno-luglio: raccolta dei semi secchi.
  • Dopo la raccolta: ammollo e deamarizzazione per diversi giorni prima di mangiarli.

Il lupino bianco è una pianta generosa: chiede poco, nutre il terreno e offre una fioritura che pochi conoscono. Basta rispettare due regole: niente terreni zuppi e niente semi mangiati senza una deamarizzazione fatta bene.

Fonti

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