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Te ne accorgi quasi per caso. Guardi una foglia di menta o di carciofo e vedi una specie di piccola coccinella verde, piatta come una lenticchia, con il bordo trasparente come un vetro smerigliato. Provi a toccarla e non si muove: sembra attaccata con la colla. Chi la incontra per la prima volta di solito pensa a una coccinella strana. Chi la conosce dice soltanto: che bello! In effetti è un insetto bellissimo, ma con le coccinelle non ha niente a che fare. È il coleottero tartaruga verde, detto anche cassida. In questo articolo vediamo come riconoscerlo, perché è uno degli insetti più ingegnosi che possiamo trovare nell’orto e quanti danni fa davvero a carciofi, menta, salvia e cardi.
Che insetto è: non è una coccinella, è un crisomelide
Le cassidi appartengono alla famiglia dei Crisomelidi, cioè i coleotteri mangiatori di foglie, la stessa famiglia della dorifora della patata. Le coccinelle invece sono di un’altra famiglia e, in buona parte, sono predatrici di afidi. Quindi la somiglianza è solo nella forma: tonda e un po’ a cupola.
Il nome comune viene dal loro aspetto. Il corpo è coperto da una specie di carapace largo e piatto, come il guscio di una tartaruga. Il torace davanti si allarga fino a nascondere del tutto la testa, e le ali dure (le elitre) sporgono ai lati formando una tesa. Visto dall’alto, l’insetto sembra un piccolo scudo ovale senza testa e senza zampe.
Per riconoscere un coleottero tartaruga verde basta controllare questi punti:
- Dimensioni: piccole, in genere tra 5 e 10 millimetri, poco più di un chicco di riso.
- Colore: verde erba o verde mela, a volte con riflessi giallastri; alcune specie hanno macchioline o una sfumatura rossiccia alla base.
- Bordo trasparente: tutto intorno il guscio diventa quasi vetroso, e controluce si vede una trama a nido d’ape.
- Testa invisibile: guardandolo dall’alto non si vede né la testa né le antenne, se l’insetto è fermo.
- Comportamento: se disturbato non scappa, ma si abbassa e si schiaccia sulla foglia.
Tre trucchi sorprendenti per sopravvivere
1. La colla sotto i piedi
Il primo trucco è quello che lascia più a bocca aperta. Quando un predatore si avvicina, per esempio una formica, la cassida ritira zampe e antenne sotto il guscio e si incolla alla foglia. Sotto le zampe ha dei cuscinetti coperti da migliaia di setole microscopiche, cioè peli finissimi con la punta divisa in due. Queste setole producono un velo di olio. È lo stesso effetto di una goccia d’acqua tra due vetrini: separarli tirando dritto è difficilissimo.
Gli studi fatti su una cassida americana molto simile hanno mostrato che l’insetto può resistere a una forza di trazione pari a molte volte il proprio peso, e per diversi minuti. Il bordo del guscio aderisce alla superficie come la ventosa di un polpo, e le formiche non trovano nessun punto dove infilare le mandibole. Quando il pericolo passa, la cassida si stacca camminando, un po’ alla volta, quasi come un nastro adesivo che si toglie da un lato.
2. Il guscio: armatura e mimetismo insieme
Il secondo trucco è il guscio. È duro e piatto, quindi difende come un’armatura. Ma è anche verde come la foglia, e il bordo trasparente fa sparire il contorno dell’insetto: guardando la pianta, l’occhio di un uccello vede il verde della foglia attraverso il bordo e non riconosce la sagoma. Alcune cassidi tropicali hanno addirittura colori metallici dorati che cambiano a seconda dello stato dell’insetto, ma le nostre specie puntano tutto sul verde e sulla trasparenza.
3. Le larve con l’ombrellino di cacca
Il terzo trucco è il più curioso, e chi ha bambini lo racconterà a cena. Le larve delle cassidi sono piatte, spinose, verdi o giallastre, e hanno in fondo all’addome una specie di forchetta. Su questa forchetta accumulano i propri escrementi e le pelli vecchie che lasciano a ogni muta. Il risultato è un ombrellino scuro che tengono sollevato sopra la schiena, e che possono muovere come una paletta per colpire o coprire chi le disturba.
Questo scudo serve a nascondersi, a parare i colpi e, in molte specie, anche come repellente chimico. Le larve infatti mangiano piante ricche di sostanze aromatiche (pensiamo alla menta o alla salvia), e queste sostanze finiscono negli escrementi. Così lo scudo puzza delle stesse molecole che la pianta usa per difendersi. Le ricerche però hanno mostrato che lo scudo non funziona contro tutti: con certi predatori, come le formiche, è efficace; con altri, come alcune vespe cartonaie, quasi per nulla. Anzi, in qualche caso l’odore dello scudo aiuta i parassiti a trovare la larva. Un’arma a doppio taglio, insomma.
Le specie italiane e le piante che preferiscono
In Italia vivono diverse decine di specie del genere Cassida. Ognuna è piuttosto fedele a un certo gruppo di piante. Questo è un dettaglio utile: se sai su che pianta l’hai trovata, sai già più o meno di chi si tratta. Le tre più comuni negli orti e nei giardini sono queste.
Cassida deflorata: la cassida del carciofo
Vive sulle piante della tribù dei cardi, quindi carciofo, cardo coltivato e cardi selvatici. È verde chiaro e lunga circa 7-9 millimetri. È diffusa soprattutto nell’area mediterranea, quindi anche nelle carciofaie del Centro-Sud e delle isole. In Nord Africa, per esempio in Tunisia, è stata segnalata come un parassita serio del carciofo, capace di causare cali di produzione quando le popolazioni sono molto alte. Negli orti familiari, invece, di solito il danno resta limitato alle foglie basse.
Cassida viridis: l’insetto verde sulla menta
È la specie che più spesso si trova sulle aromatiche: menta, mentuccia, melissa, nepeta, salvia e altre Lamiacee, sia coltivate che spontanee nei fossi umidi. È verde brillante, uniforme, ed è tra le cassidi più grandi (fino a circa 10 millimetri). Se trovi un insetto verde sulla menta con le foglie bucherellate, molto probabilmente è lei. È così legata a queste piante che è arrivata perfino in Nord America, probabilmente viaggiando con piante aromatiche.
Cassida rubiginosa: la cassida del cardo
Vive su cardi selvatici, stoppione, fiordaliso, bardana e altre Composite spinose. Il nome significa rugginosa perché alla base del guscio ha spesso una sfumatura rossiccia. È così brava a rosicchiare i cardi che in Nord America e in Nuova Zelanda è stata usata come alleata nel controllo biologico del cardo campestre, una delle erbacce più difficili da eliminare. Sui carciofi può passare, ma preferisce di gran lunga i cardi spontanei.
Come riconoscere i danni: i fori a finestrella
I danni delle cassidi hanno una firma abbastanza riconoscibile. Ecco cosa guardare:
- Finestrelle: le larve giovani raschiano solo uno strato della foglia e lasciano intatta la pellicina dall’altra parte. Si formano così delle macchie chiare e semitrasparenti, come piccole finestre di carta velina.
- Buchi tondeggianti: adulti e larve più grandi bucano la foglia da parte a parte, spesso nel mezzo della lamina e non solo sul bordo.
- Foglie a pizzo: con molte larve, la foglia resta ridotta a un merletto con le sole nervature.
- Uova sotto le foglie: piccoli gruppi di uova coperti da una pellicola scura e lucida, simile a una crosticina, sulla pagina inferiore.
- Larve con il ciuffo scuro: se vedi un esserino verde e piatto con sopra un grumo nerastro, hai trovato la larva con il suo ombrellino.
Attenzione a non confonderli con altri danni. Le lumache lasciano bave lucide e mangiano soprattutto i bordi. Le altiche (piccole pulci di terra) fanno tantissimi forellini minuscoli, molto più fitti. I bruchi lasciano escrementi a palline sulla foglia, non sopra la schiena.
Utile o dannoso? Quanti danni fa davvero
Diciamolo con onestà: nell’orto di casa il coleottero tartaruga verde è quasi sempre un ospite tollerabile. Ha una sola generazione all’anno, mangia lentamente e le piante che sceglie sono, in genere, robuste e capaci di ributtare foglie nuove. Su una menta vigorosa o su un cespo di salvia qualche finestrella non cambia nulla, né per la pianta né per il raccolto.

Il discorso cambia in alcuni casi:
- Carciofaie da reddito nel Sud Italia, dove molte larve sulle foglie giovani possono indebolire la pianta nel periodo in cui deve formare i capolini.
- Piantine giovani di menta, salvia o carciofo appena trapiantate, che hanno poche foglie e non possono permettersi di perderle.
- Aromatiche in vaso da cui raccogliamo spesso le foglie, dove anche pochi insetti si notano e rovinano l’aspetto.
Per le persone e gli animali domestici le cassidi sono del tutto innocue: non pungono, non mordono, non sono velenose e non entrano in casa per cercare cibo. Al massimo può capitare di trovarne una portata dentro con un mazzo di menta.
Rimedi naturali: come intervenire senza insetticidi
Trattandosi di insetti lenti e facili da vedere, il metodo migliore è anche il più semplice: le mani. Ecco come fare.
- Controlla le piante una volta a settimana da aprile a luglio, guardando soprattutto la pagina inferiore delle foglie.
- Raccogli gli adulti scuotendo delicatamente il rametto sopra un barattolo o un piatto con acqua e un goccio di sapone. Se l’insetto si è già incollato, fai scorrere sotto il bordo un foglio sottile o un’unghia: staccarlo dall’alto è inutile.
- Elimina le uova: togli le foglie con le crosticine scure di uova, oppure schiacciale.
- Togli le larve con un pennellino o con le dita (meglio con i guanti, visto cosa portano sulla schiena).
- Ripulisci i cardi selvatici vicino alla carciofaia, perché possono fare da serbatoio, oppure al contrario lasciali un po’ lontani come piante esca, dove le cassidi preferiscono stare.
- Favorisci i nemici naturali: piccole vespe parassitoidi, formiche, ragni, uccelli insettivori. Un orto con siepi e fiori ne ospita molti, e loro lavorano gratis.
Gli insetticidi, anche quelli ammessi in agricoltura biologica, nell’orto familiare non servono quasi mai. Oltre a colpire anche gli insetti utili, su menta e salvia che si raccolgono di continuo pongono il problema dei tempi di attesa prima di poter mangiare le foglie. In carciofaia professionale, l’eventuale difesa va decisa con un tecnico, solo se le popolazioni sono davvero alte.
Il calendario della cassida: dove passa l’inverno
In Italia il ciclo segue più o meno questo ritmo, con qualche settimana di anticipo al Sud e lungo le coste rispetto al Nord e all’Europa centrale:
- Marzo-aprile: gli adulti escono dai rifugi invernali e iniziano a mangiare le prime foglie tenere.
- Aprile-giugno: accoppiamento e deposizione delle uova a piccoli gruppi sotto le foglie.
- Maggio-luglio: le larve con l’ombrellino crescono in circa tre-quattro settimane, poi si trasformano in pupe attaccate alla foglia.
- Estate: nascono i nuovi adulti, che mangiano per accumulare riserve.
- Autunno-inverno: gli adulti si nascondono tra le foglie secche, sotto la corteccia, nell’erba alta o alla base delle piante, e restano fermi fino alla primavera.
Ecco perché in ottobre o novembre, rastrellando le foglie o pulendo un vecchio cespo di carciofo, può capitare di trovarne una ancora verde, intorpidita dal freddo. Non c’è bisogno di eliminarla per forza: è l’insetto che a primavera ripartirà, ma anche una delle piccole meraviglie del giardino. Se vuoi ridurne il numero l’anno dopo, basta non lasciare troppi residui secchi proprio attorno a carciofi e aromatiche. Se invece l’orto non ne soffre, lasciarla dormire è una scelta del tutto ragionevole.
In breve
Il coleottero tartaruga verde non è una coccinella, non è pericoloso e nella maggior parte degli orti fa danni modesti. Si riconosce dal guscio piatto con il bordo trasparente, dai fori a finestrella sulle foglie e dalle larve con l’ombrellino di escrementi. Sul carciofo trovi soprattutto Cassida deflorata, su menta e salvia Cassida viridis, sui cardi Cassida rubiginosa. Se serve, si toglie a mano. Per il resto, vale la pena fermarsi a osservarlo: pochi insetti mostrano così bene quanta ingegneria può stare in dieci millimetri.
Fonti
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