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Arriva un pomeriggio di fine settembre e succede una cosa che sembra assurda: centinaia di insetti rosso-neri coprono il muro accanto a due finestre, si infilano tra le lamelle della tapparella, camminano sul vetro. Il resto della casa, invece, e’ pulito. Non un insetto. Questa asimmetria non e’ casuale: e’ la firma della cimice dell’acero americano, e ci dice due cose molto precise sul luogo in cui vivete.
Perche’ la risposta, in questi casi, non sta nel flacone di insetticida. Sta in due coordinate: un albero e una parete. Trovate quelle due coordinate e avete capito tutto: da dove arrivano, perche’ si fermano proprio la’, quando spariranno e cosa conviene davvero fare.
Chi e’ l’insetto rosso e nero sul muro di casa
L’adulto e’ lungo circa 11-13 millimetri, allungato, di fondo nero o bruno molto scuro, con linee e bordi rosso-aranciati sul torace e sui margini delle ali, addome rosso, occhi scuri rossastri. Visto di schiena disegna una specie di X o di triangolo rovesciato chiaro sul nero. I piccoli, invece, sono rosso corallo vivo, tondeggianti e senza ali: sembrano un’altra specie, ma sono la stessa, in versione giovanile.
Il nome scientifico e’ Boisea trivittata. Appartiene ai Ropalidi, la famiglia che in inglese viene chiamata scentless plant bugs, cioe’ cimici delle piante senza odore. Traduzione pratica: non e’ una cimice puzzolente nel senso in cui lo e’ la cimice asiatica. Ha comunque ghiandole che rilasciano monoterpeni e, se la schiacciate, un odore sgradevole lo sentite; ma il problema vero non e’ l’olfatto. Il problema, come vedremo, e’ quello che lascia sui muri.
E’ originaria del Nord America orientale, dove convive da sempre con l’acero americano. Nelle ultime decadi e’ stata intercettata e si e’ insediata anche fuori dall’areale nativo, con segnalazioni consolidate in Sud America (Cile, poi Argentina): tipico percorso di un insetto che viaggia con il legname, con le piante ornamentali e con i container. In Italia, dove Acer negundo e’ ormaii coltivato e naturalizzato in gran parte del Paese, le grandi aggregazioni rosso-nere sulle facciate appartengono spesso a specie sosia nostrane: per questo, prima di agire, l’identificazione conta piu’ di ogni rimedio, e piu’ avanti trovate la scheda per non sbagliare.
Prima coordinata: l’albero. E deve essere una femmina
Questo insetto non mangia i vostri muri, non mangia i vostri vestiti e non mangia le vostre piante da appartamento. Si nutre quasi esclusivamente dei semi in maturazione dell’acero americano (Acer negundo), con qualche incursione su altri aceri, sui frassini e, occasionalmente, sui frutti di melo, pero, vite, ciliegio, pesco, dove pero’ fa danni trascurabili.
E c’e’ un dettaglio che cambia tutto: l’acero americano e’ una specie dioica, cioe’ esistono esemplari maschi e femmine separati. Solo le femmine producono i semi, e sono quelle femmine a sostenere le colonie numerose. Un maschio, da solo, non basta a generare la nuvola di insetti che vedete sul muro.
Come riconoscere l’acero americano in tre passaggi
- Le samare. Sono i classici semi a elica degli aceri, ma nell’acero americano formano grappoli penduli a forma di V molto stretta, che restano attaccati ai rami anche in autunno e in inverno, quando l’albero e’ spoglio. Se vedete quei mazzi pendenti, avete davanti una femmina: e’ lei il centro della storia.
- Le foglie. Non sono a mano aperta come nell’acero comune. Sono composte, con 3 o 5 segmenti dentellati e appuntiti, tanto che a molti ricordano piu’ un frassino o addirittura una vite. E’ il tratto che trae piu’ in inganno.
- Il portamento e la corteccia. Crescita rapidissima, spesso piu’ tronchi partiti dalla base, legno fragile che si spezza con vento e neve, corteccia da grigio-bruna a solcata con l’eta’, rametti giovani verdi e talvolta con una leggera patina biancastra.
Nella pratica, quando si va a cercarlo, l’albero e’ quasi sempre a meno di 100 metri dalla facciata colonizzata: nel giardino condominiale, in una siepe abbandonata lungo la ferrovia, sull’argine del fosso, nel cortile del vicino. Attenzione pero’: gli adulti volano, e possono coprire diversi chilometri in cerca di un rifugio. Tagliare l’albero non e’ quindi la bacchetta magica che molti immaginano, soprattutto in citta’, dove di aceri americani femmina ce ne sono a decine.
Un dato utile per chi progetta verde privato: Acer negundo e’ considerata alloctona invasiva in molte regioni italiane e compare negli elenchi regionali di contrasto alle esotiche invasive, con divieti d’uso in ambito forestale e nell’arboricoltura da legno. Sostituirlo con specie autoctone e’ una scelta sensata a prescindere dalle cimici, ed e’ l’unico intervento che agisce sulla causa e non sull’effetto.
Seconda coordinata: la facciata e il test dei cinque minuti
La seconda coordinata e’ il calore. Questi insetti sono dei veri girasoli: si ammassano dove la superficie accumula piu’ calore radiante, quindi lati sud e sud-ovest, intonaci chiari o metalli scuri ben esposti, davanzali, angoli riparati dal vento. Sui tronchi in natura succede la stessa cosa: si dispongono sul lato illuminato per massimizzare il riscaldamento solare. Ecco perche’ la macchia di insetti si sposta di ora in ora seguendo il sole e spesso svanisce al tramonto.
Prima di fare qualsiasi cosa, fate questo test. Serve solo un orologio e un po’ di attenzione.
- Annotate l’ora e il lato del muro. Se l’ammasso e’ su una parete che in quel momento e’ in pieno sole, siete davanti a un comportamento di termoregolazione, non a un’invasione.
- Tornate dopo due ore. Se il gruppo si e’ spostato seguendo la luce, e’ solo abbronzatura. Se invece resta fermo, sempre nello stesso punto, guardate meglio: la’ sotto c’e’ qualcosa.
- Cercate il punto di convergenza. Fessura del cassonetto della tapparella, giunto del serramento, sfiato del sottotetto, griglia di aerazione, passaggio di un cavo, giunto tra soglia e intonaco. Se gli individui camminano tutti verso lo stesso interstizio, quello e’ il varco.
- Controllate al crepuscolo. Sparizione totale verso la vegetazione o verso il basso: stavano solo al sole. Sparizione dentro la parete, con pochi ritardatari sul bordo della stessa fessura: stanno cercando il ricovero invernale.
- Contate i piccoli. Se tra gli adulti ci sono molte ninfe rosse senza ali, il focolaio e’ vicino e in giardino, perche’ le ninfe non fanno viaggi: mangiano dove sono nate. Se ci sono solo adulti alati, sono arrivati in volo da un albero che potreste non vedere nemmeno dalla finestra.
Le macchie rosso-violacee: il vero danno
Qui sta il punto che quasi nessuno spiega. La cimice dell’acero americano non punge stabilmente l’uomo (episodi difensivi sono rarissimi e innocui), non trasmette malattie, non danneggia strutture, legno o tessuti mangiandoli. Ma i suoi escrementi, ricchi dei pigmenti dei semi di cui si nutre, lasciano puntini e strisci rosso-violacei che su superfici porose diventano permanenti: intonaci chiari, cappotti termici bianchi, tende, tessuti di arredo, tapparelle in PVC, carta da parati.
Da qui la regola numero uno, semplicissima: non schiacciarle mai contro una superficie porosa o chiara. Ne’ con la ciabatta sul muro, ne’ con un fazzoletto sulla tenda. Se ne trovate in casa, la mossa corretta e’ raccoglierle con un bicchiere e un cartoncino, oppure aspirarle.
Seconda conseguenza pratica: gli individui morti dentro intercapedini e cassonetti non sparisco da soli. Restano la’, e i loro resti possono richiamare altri insetti che si nutrono di materiale organico secco, come i coleotteri dermestidi. Meglio quindi rimuovere gli accumuli, non lasciarli marcire nei vani.
I due errori classici (e come evitarli)
Errore uno: l’insetticida spruzzato sulla facciata. E’ la reazione istintiva, ed e’ quasi sempre denaro buttato. Sulle superfici esposte al sole i piretroidi decadono in poche ore, la parete viene continuamente ricolonizzata da nuovi individui in arrivo dall’albero, e nel frattempo si colpiscono anche coccinelle, ragni, crisope e imenotteri che stavano lavorando gratis per voi. In piu’ un trattamento che uccide gli insetti dentro la parete lascia i cadaveri dove non potete raggiungerli. Le indicazioni tecniche dei servizi di consulenza agricola sono coerenti su questo: prima esclusione meccanica, poi eventualmente e solo in modo puntuale un prodotto, mai la nebulizzazione generalizzata su intonaci e verde urbano.
Errore due: l’aspirapolvere sbagliato. Aspirare funziona benissimo, ed e’ il metodo piu’ rapido per ripulire un davanzale o un angolo del sottotetto. Ma se usate un modello ciclonico senza sacchetto, vi ritrovate un serbatoio di insetti vivi e macchianti da svuotare, con il rischio che risalgano. Regola: sacchetto sigillabile, oppure un aspiratore da cantiere con un vecchio calzino teso all’imbocco del tubo come rete di raccolta, da chiudere e smaltire subito. Se aspirate in casa, svuotate all’esterno entro pochi minuti.
Il rimedio che invece funziona davvero sul momento, quando l’ammasso e’ concentrato e volete abbatterlo senza schiacciare nulla, e’ la soluzione di acqua e detersivo per piatti: uno o due cucchiai per litro, in uno spruzzino, direttamente sul gruppo. Agisce per contatto, non lascia residui tossici, non e’ selettiva quindi va usata solo sull’ammasso e non a pioggia sulla vegetazione, e conviene risciacquare vetri, alluminio e vernici per evitare aloni. Piccolo trucco appreso sul campo: sui vetri si lavora al mattino presto, quando gli insetti sono intorpiditi e non si sparpagliano.
Calendario degli interventi utili, da settembre a novembre
- Fine agosto – settembre. Ricognizione. Individuate l’acero americano femmina nel raggio di 100-200 metri. Fate la mappa della facciata: quali finestre, quale esposizione, quali fessure. Riparate zanzariere strappate e guarnizioni schiacciate prima che arrivi il freddo.
- Settembre – ottobre. Sigillature. Silicone o schiuma per le crepe dell’intonaco, spazzolini o guarnizioni a spazzola sotto le porte, rete metallica a maglia fine su sfiati, griglie del sottotetto, bocchette di ventilazione e prese d’aria. Attenzione particolare ai cassonetti delle tapparelle, che sono l’autostrada preferita verso l’interno, e ai fori di passaggio di tubi e cavi.
- Ottobre. Gestione delle samare a terra. Sotto l’albero e sui vialetti, raccogliete e allontanate i semi caduti con scopa o aspiratore: togliete il cibo e togliete una parte del motivo per restare in zona. Sui prati un aspiratore da cantiere fa un buon lavoro.
- Novembre. Pulizia e pazienza. Gli individui che riuscite a vedere all’interno si aspirano o si accompagnano fuori. Non ha senso bonificare le intercapedini: chi e’ entrato la’ resta in diapausa e non si riproduce in casa.
- Inverno e primavera. Le giornate tiepide risvegliano qualche individuo che compare su un vetro o su una lampada. Nessun allarme: non sono nate in casa, stanno solo cercando l’uscita. E’ anche il periodo giusto per decidere, con un agronomo o un arboricoltore, se sostituire l’acero americano con una specie autoctona.
Non confondiamola: la scheda di distinzione rapida
- Cimice asiatica (Halyomorpha halys): corpo largo a scudo, 12-17 mm, marrone marmorizzato, bande bianco-nere su antenne e bordo dell’addome. Puzza davvero, entra negli edifici a ottobre-novembre in massa, ed e’ un problema agronomico serio su pero, pesco, kiwi, nocciolo. Se e’ marrone e larga, non e’ la cimice dell’acero.
- Coccinella asiatica (Harmonia axyridis): tonda, a cupola, arancione o rossa con numero variabile di punti e una M nera sul torace. Anche lei sverna negli edifici e lascia macchie giallastre. Ma e’ un coleottero, ha la forma di una coccinella, ed e’ predatrice di afidi.
- Cimice della lavatera o della malva (Oxycarenus lavaterae): molto piu’ piccola, 5-6 mm, corpo stretto nero con ali in parte rossastre e ali trasparenti sovrapposte. Forma ammassi spettacolari, a volte da migliaia di individui, sui tronchi di tigli e altre alberature urbane. Vive sui semi di malvacee. Del tutto innocua: e’ il caso in cui i trattamenti sono davvero inutili.
- Cimici dell’olmo (Arocatus melanocephalus e affini): 6-8 mm, nere e rosse, gregarie, entrano negli edifici in estate provenendo dagli olmi. Il periodo e la pianta di provenienza le distinguono.
- Pyrrhocoris apterus, il cosiddetto cimicione rosso: 9-11 mm, rosso vivo con disegni neri e due macchie tonde nere ben evidenti sulle ali accorciate. Spesso in gruppi ai piedi di tigli, robinie e malvacee, a terra e non sui muri.
- Lygaeus equestris: elegantissimo, rosso e nero con una macchia bianca sulla membrana delle ali e disegno a cuore rovesciato. Solitario o in piccoli gruppi, tipico dei prati soleggiati, legato alle asclepiadacee e ad altre piante spontanee.
La differenza pratica e’ semplice: se sono allungate, nere con nervature rosse, di circa un centimetro, accompagnate da piccoli rosso corallo e c’e’ un acero americano nei paraggi, siete davanti a Boisea trivittata. Una foto del dorso, a fuoco, risolve il 99% dei dubbi meglio di qualsiasi descrizione.

Pericolose per bambini, cani e gatti?
No. Non pungono per nutrirsi di sangue, non sono velenose, non trasmettono patogeni. Un cane o un gatto che ne ingerisce qualcuna puo’ avere, al massimo, una breve salivazione o un rigurgito per il sapore sgradevole delle secrezioni difensive: fastidio, non tossicita’. Le piante d’appartamento non sono il loro cibo. Sono, insomma, un problema estetico e psicologico piu’ che sanitario, aggravato solo dalle macchie degli escrementi.
Una curiosita’ che dice molto sulla loro tenacia: negli ammassi invernali gli individui sopravvivono meglio quando possono nutrirsi dei compagni morti, un cannibalismo necrofago documentato in letteratura che spiega perche’ un gruppo numeroso resista all’inverno meglio di pochi individui isolati. E la ricerca piu’ recente sta smontando pezzo per pezzo il loro sistema sensoriale: mappare i sensilli delle antenne, gli organi con cui percepiscono odori, temperatura e umidita’, serve proprio a capire quali segnali chimici li portano ad aggregarsi e, in futuro, a intercettarli con trappole al posto degli insetticidi.
La lezione delle due coordinate
Quando cento insetti rosso-neri coprono due finestre e non le altre otto, non state assistendo a un’invasione: state leggendo una mappa. L’albero vi dice da dove vengono e quanto durera’ il fenomeno; la parete vi dice perche’ si fermano proprio la’ e se c’e’ un buco da chiudere. Con un metro di silicone, una rete a maglia fine, una scopa sotto l’acero e la pazienza di aspettare il primo vero freddo, il problema si risolve da solo. Con un flacone spruzzato sull’intonaco, l’anno prossimo si ripresenta identico.
Fonti
- Sharma A., Kells S. A. (2025). Mapping Antennal Sensilla of Boxelder Bugs (Boisea trivittata) as the First Step in Understanding Overwintering Aggregation Behavior. Insects (MDPI).
- UC Statewide IPM Program (2023). Boxelder Bug. University of California Agriculture and Natural Resources.
- UMass Center for Agriculture, Food and the Environment. Boxelder Bug Fact Sheet. University of Massachusetts Amherst.
- Wisconsin Horticulture Extension. Boxelder Bug, Boisea trivittata. University of Wisconsin-Madison.
- University of Vermont Extension (2022). Boxelder Bugs, Boisea trivittata (Say).
- Boggs J. (Ohio State University Extension). Boxelder Bugs and Other Fall Home Invaders. Buckeye Yard and Garden Online.
- Cornell Cooperative Extension. Uninvited Guests: Boxelder Bugs are Back. Cornell University.
- Pacific Northwest Insect Management Handbook. Boxelder (Acer negundo) – Boxelder bug. Oregon State University, Washington State University, University of Idaho.
- NC State Extension Gardener Plant Toolbox. Acer negundo (Boxelder). North Carolina State University.
- Animal Diversity Web. Boisea trivittata (boxelder bug). University of Michigan Museum of Zoology.
- Faundez E. I., Carpintero D. L., Leiva F. (2024). Primera deteccion en Argentina y nuevos registros en Chile de Boisea trivittata. Acta Zoologica Lilloana.
- Faundez E. I. (2023). Actualizacion de la distribucion de Boisea trivittata en Chile. Revista Chilena de Entomologia.
- Portale della Flora d’Italia. Acer negundo L. – status di alloctona invasiva per regione.
- Regione Piemonte. Strategia regionale di contrasto alle specie esotiche invasive.
- Servizio Fitosanitario Regione Emilia-Romagna. Cimice dell’olmo e specie simili gregarie (Oxycarenus lavaterae, Pyrrhocoris apterus, Arocatus spp.).
- Accademia dei Georgofili. Le caratteristiche e innocue aggregazioni della cimice della lavatera (Oxycarenus lavaterae).
- Servizio Fitosanitario Regione Emilia-Romagna. Note tecniche per la gestione della cimice asiatica (Halyomorpha halys).
- Museo di Storia Naturale di Venezia. Scheda tematica: Cimice asiatica, Halyomorpha halys.
- Contribucion al estudio de Boisea trivittata (Say, 1825) (Hemiptera: Rhopalidae) en Mexico.





