Grillo ragno in casa: perché ti salta addosso in cantina, perché non canta e perché non è pericoloso

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Scendi in cantina a prendere una bottiglia, accendi la luce e qualcosa schizza fuori da dietro uno scatolone. Fa un salto enorme e sembra puntare proprio contro di te. Ha il dorso gobbo, nessuna ala e due zampe posteriori lunghissime, piene di spine. Le antenne sono così lunghe che quasi non finiscono più. È un grillo ragno in casa, chiamato anche grillo delle caverne o grillo delle serre. Spaventa molte persone, ma è uno degli insetti più innocui che possano capitarti tra le mura di casa. In questo articolo vediamo chi è, perché si comporta così e come mandarlo via con gentilezza.

Chi è il grillo-ragno: carta d’identità

Il nome scientifico della specie che si trova più spesso nelle case e nelle serre è Tachycines asynamorus. Nei testi più recenti lo trovi anche come Diestrammena asynamora: è lo stesso animale. In inglese lo chiamano greenhouse camel cricket, cioè grillo-cammello delle serre, per via della gobba. Negli Stati Uniti gli hanno dato anche un soprannome che rende bene l’idea: spricket, a metà tra spider (ragno) e cricket (grillo).

Non è un ragno e non è nemmeno un vero grillo. Appartiene a una famiglia a parte di ortotteri, i Rafidoforidi (Rhaphidophoridae), che in tutto il mondo raccoglie centinaia di specie legate a grotte, tane, boschi umidi e luoghi bui. Della stessa grande famiglia fanno parte anche i grilli di grotta della Nuova Zelanda, parenti stretti delle famose weta.

Come riconoscerlo al volo:

  • corpo gobbo, lungo da 1,5 a 2 centimetri circa, color nocciola chiaro con macchie e striature più scure;
  • nessuna ala, nemmeno corta: per questo qualcuno lo scambia per una cavalletta senza ali in casa;
  • zampe posteriori lunghissime e spinose, con le cosce molto grosse, fatte per saltare;
  • antenne sottili più lunghe del corpo, anche di parecchie volte;
  • le femmine adulte hanno in fondo all’addome una specie di sciabola, l’ovopositore, che serve a deporre le uova nel terreno. Non è un pungiglione e non punge.

Da dove arriva: dall’Asia alle serre europee

Il grillo delle serre è originario dell’Asia orientale. È arrivato in Europa e in Nord America alla fine dell’Ottocento, quasi certamente nascosto nel terriccio delle piante esotiche spedite agli orti botanici, alle aranciere e ai vivai. La specie è stata descritta per la prima volta nel 1902. Nelle serre riscaldate ha trovato tutto quello che cercava: caldo, umido, buio sotto i bancali e tanto cibo.

Nei paesi dal clima freddo vive quasi solo vicino all’uomo: serre, cantine, scantinati, locali caldaie. Negli Stati Uniti uno studio basato sulle segnalazioni di migliaia di cittadini ha scoperto una cosa curiosa: nelle case americane la specie asiatica è diventata molto più comune dei grilli-cammello nativi del genere Ceuthophilus. Nessuno se n’era accorto per decenni, nonostante sia un insetto grande e ben visibile. I ricercatori hanno anche notato che nelle trappole sistemate in giardino il numero di grilli asiatici calava man mano che ci si allontanava dalla casa: segno che questo animale ama proprio le nostre abitazioni.

In Italia, nelle zone dagli inverni miti (pianure, coste, Sud e isole), può sopravvivere anche all’aperto in luoghi riparati. Al Nord e in collina, invece, cerca riparo al chiuso appena arriva il freddo.

Le Dolichopoda: i grilli delle grotte italiane

Attenzione a non confondere il grillo delle serre con i grilli cavernicoli italiani. Il nostro paese ospita un gruppo di parenti nostrani, le Dolichopoda. Questo genere è diffuso nel Mediterraneo, dai Pirenei orientali fino al Caucaso. In Italia ne vivono diverse specie, in grotte, cavità artificiali, vecchie gallerie, cantine scavate nella roccia e catacombe, dalle Alpi agli Appennini fino alle isole.

Le analisi del DNA mostrano che le specie italiane formano un gruppo a sé. Ogni popolazione è spesso legata a un sistema di grotte o a un massiccio montuoso. Sono rimaste isolate per centinaia di migliaia di anni e così si sono differenziate. Per questo gli studiosi le usano come modello per capire come nascono nuove specie quando gli animali restano chiusi in ambienti sotterranei separati.

Differenze pratiche tra i due:

  • Dolichopoda: colore più chiaro, giallastro o paglierino, quasi uniforme; zampe e antenne estremamente lunghe e sottili, che le danno davvero un aspetto da ragno; vive soprattutto in grotte e cavità naturali, a volte in cantine antiche scavate nel tufo o nella roccia.
  • Tachycines asynamorus: corpo più compatto e tozzo, colore bruno chiaro con evidenti macchie e bande più scure; tipico di serre, vivai, cantine moderne e garage.

Nel Nord-Est e in alcune zone del Centro si possono incontrare anche i Troglophilus, altri parenti di grotta più scuri e robusti. In tutti i casi vale la stessa regola: sono animali innocui. Le Dolichopoda, in più, sono parte preziosa della fauna delle grotte italiane. Se le trovi in una cavità naturale, lasciale dove sono.

Perché sembra che ti salti addosso

Questo è il malinteso più diffuso, ed è anche quello che fa più paura. Chi ha una cantina umida lo sa bene: accendi la luce, ti avvicini e il grillo-ragno parte a razzo nella tua direzione. Sembra un attacco, ma non lo è.

Il grillo-ragno è un animale notturno, adattato al buio, e vede molto poco. Si orienta soprattutto con le antenne e con i peli sensibili sparsi sul corpo, che percepiscono vibrazioni e spostamenti d’aria. Quando sente un pericolo, cioè i tuoi passi, la tua ombra o lo spostamento d’aria, ha una sola strategia: saltare subito, il più lontano possibile. Non sceglie con calma la direzione. Spesso salta verso la zona più buia, e la zona più buia, se sei in piedi davanti a lui, è spesso proprio la tua ombra o lo spazio tra le tue gambe.

Il salto è un trucco anti-predatore: un balzo improvviso e imprevedibile confonde ragni, rospi, toporagni e uccelli. Chi ha un cane lo ha visto di persona: questi grilli saltano in modo così irregolare che anche un cane sveglio non riesce ad acchiapparli. Insomma, il grillo-ragno che ti salta addosso non ti sta inseguendo. Sta scappando alla cieca, e tu sei capitato sulla traiettoria.

Perché non canta: un insetto che parla con le antenne

I grilli dei prati cantano sfregando le ali, e hanno sulle zampe anteriori delle piccole orecchie, i timpani, per sentire il canto degli altri. Il grillo-ragno non ha ali e quindi non ha lo strumento per cantare. In più, nei Rafidoforidi le orecchie sulle zampe di solito mancano del tutto. È un insetto praticamente sordo ai suoni e completamente muto.

Come fa allora a trovare un partner? Con due sistemi:

  • il tatto: le antenne lunghissime gli servono per esplorare il buio, riconoscere il cibo e toccare gli altri individui. Quando due grilli si incontrano si «tastano» a vicenda con le antenne, e questo contatto è parte del corteggiamento;
  • le vibrazioni: studi su grilli di grotta europei hanno mostrato che i maschi, durante il corteggiamento, fanno vibrare il corpo, e queste vibrazioni viaggiano attraverso il terreno o la superficie su cui stanno. Gli organi che le percepiscono si trovano nelle zampe. Secondo i ricercatori, questo modo di comunicare assomiglia a quello degli antenati dei grilli, prima che nascesse il canto.

Per questo, se senti cri-cri in cantina, non è lui: è un grillo vero, entrato per caso.

A cosa servono le spine sulle zampe

Le zampe posteriori del grillo-ragno sono coperte di spine robuste, soprattutto nella parte che corrisponde allo stinco. Non sono velenose e non possono ferirti. Hanno tre funzioni principali:

  • presa: le spine fanno da ramponi e aiutano a spingere e ad aggrapparsi su superfici ruvide come pietra, cemento, legno e corteccia, anche in verticale;
  • difesa: un predatore che afferra una zampa spinosa ha una brutta sorpresa, e il grillo ha qualche frazione di secondo in più per scappare. Se serve, il grillo può anche staccare la zampa e lasciarla in bocca al nemico;
  • sensibilità: lungo le zampe ci sono peli e organi sensoriali che percepiscono vibrazioni e contatti.

Capita di trovare esemplari a cui mancano una o entrambe le zampe posteriori, perse in uno scontro con un predatore. I giovani, che crescono cambiando pelle (fanno la muta), possono in parte rigenerarle. Negli adulti invece la zampa persa resta persa. Un grillo-ragno senza zampe da salto è molto vulnerabile: se ne trovi uno così, liberalo con ancora più cura in un posto riparato.

Cosa mangia e se fa danni

Il grillo-ragno è uno spazzino onnivoro. Di notte gira per la cantina e mangia quello che trova:

Grillo ragno in casa: perché ti salta addosso in cantina, perché non canta e perché non è pericoloso

  • detriti vegetali, foglie e radici in decomposizione;
  • muffe e funghi che crescono su legno e muri umidi;
  • insetti morti e, quando capita, altri grilli: ha un debole per le proteine animali;
  • frutta e verdura dimenticate, come patate, carote, mele e zucche. Una fetta di patata cruda è anzi una delle esche migliori per attirarlo;
  • più di rado, quando c’è tanta umidità e poco altro cibo, può rosicchiare cartone bagnato, carta o tessuti umidi e sporchi.

Nelle serre può dare qualche fastidio rosicchiando piantine giovani, germogli o semi. Ma nelle case i danni sono quasi sempre trascurabili. Se trovi scatoloni rosicchiati, il vero problema è l’umidità che li ha resi molli, non il grillo.

È pericoloso? Per persone, cani, gatti e piante

La risposta breve è no. Il grillo-ragno:

  • non punge e non ha veleno;
  • non morde le persone: le sue mandibole servono a masticare detriti e non riescono a bucare la pelle;
  • non trasmette malattie conosciute all’uomo;
  • non infesta il cibo in dispensa come fanno le tarme o i coleotteri delle farine;
  • per cani e gatti è al massimo un giocattolo. Se ne mangiano uno, di solito non succede nulla.

L’unico vero fastidio è lo spavento. E poi, se in casa ne vedi tanti, c’è un messaggio da leggere: la casa è troppo umida.

Un indicatore naturale di umidità

Il grillo-ragno perde acqua facilmente attraverso il corpo. Al secco si disidrata e muore in poco tempo. Per questo vive solo dove l’aria è umida e fresca. In pratica funziona come un igrometro vivente: se in cantina, in garage o in taverna ne trovi parecchi, quasi sicuramente l’umidità è alta, ci sono infiltrazioni o condensa, e ci sono materiali che marciscono o ammuffiscono.

In Italia il momento in cui lo si vede di più è l’autunno, tra fine settembre e novembre. Fuori le notti si raffreddano e il grillo cerca rifugi caldi e umidi: cantine, garage, locali caldaia, intercapedini, taverne seminterrate e serre. Nelle zone dagli inverni miti, come coste, Sud e isole, può restare attivo quasi tutto l’anno.

Come catturarlo con un bicchiere senza farlo saltare

Il trucco è muoversi lenti e non fare ombra. Ecco come fare:

  1. Prendi un bicchiere o un barattolo trasparente abbastanza largo, e un cartoncino rigido, come una cartolina o il retro di un quaderno.
  2. Avvicinati senza far vibrare il pavimento: passi leggeri, niente colpi. Lui sente le vibrazioni prima ancora di vederti.
  3. Non passargli sopra con la mano o con il corpo: l’ombra improvvisa è il segnale di fuga. Tieni la luce alle tue spalle in modo che l’ombra cada lontano da lui, oppure avvicinati di lato.
  4. Cala il bicchiere dall’alto, deciso ma senza sbatterlo, in un solo gesto. Fai attenzione alle antenne e alle zampe lunghe, che sporgono molto più del corpo: non schiacciarle sotto il bordo.
  5. Fai scivolare il cartoncino sotto il bordo del bicchiere, piano piano. Il grillo salirà da solo sul cartoncino.
  6. Tieni il cartoncino premuto contro il bicchiere, capovolgi tutto e portalo fuori.

Se salta via al primo tentativo, non inseguirlo. Spegni la luce, aspetta un paio di minuti e riprova: al buio torna tranquillo e si ferma.

Dove liberarlo

Liberarlo in mezzo al prato non è una buona idea: lì trova uccelli, freddo e sole, tutte cose che non sopporta. Meglio scegliere un posto ombroso, umido e riparato:

  • sotto una catasta di legna o un mucchio di foglie secche;
  • alla base di una siepe fitta o ai margini di un boschetto;
  • vicino a pietre, muretti a secco, ceppi o tronchi caduti;
  • nel cumulo del compost, dove trova cibo e calore.

In pieno inverno, al Nord, un grillo liberato all’aperto ha poche possibilità di sopravvivere. Se vuoi dargli una chance, mettilo in un riparo non riscaldato ma protetto, come una legnaia o un capanno degli attrezzi, dove non ti dà fastidio. Se è ferito, un pezzetto di carota o di patata cruda e un batuffolo di cotone inumidito (non un piattino d’acqua, in cui può affogare) lo aiutano a riprendersi prima del rilascio.

Come asciugare la cantina perché non torni, senza insetticidi

Spruzzare insetticidi in cantina serve a poco. Se l’ambiente resta umido, altri grilli arriveranno. Anzi, si rischia di uccidere anche i ragni e gli altri piccoli predatori che li tengono sotto controllo. La soluzione vera è rendere la casa meno accogliente:

  • Misura l’umidità con un igrometro da pochi euro. In cantina e in taverna l’obiettivo è stare sotto il 60 per cento di umidità relativa, meglio intorno al 50.
  • Usa un deumidificatore, soprattutto in autunno e in primavera, e svuotalo spesso.
  • Arieggia nelle ore più asciutte della giornata, aprendo bocche di lupo e finestrelle. Evita di farlo nelle giornate afose d’estate, quando entra solo aria carica di umidità.
  • Ripara infiltrazioni e perdite: tubi che gocciolano, grondaie intasate, crepe nei muri contro terra.
  • Elimina cartoni e stoffe umide: sostituisci gli scatoloni con contenitori di plastica chiusi e alza tutto da terra con scaffali o bancali.
  • Togli muffe e detriti da angoli e pavimenti: è il loro cibo.
  • Sigilla le vie d’ingresso: spazzole sotto le porte del garage, silicone nelle fessure, zanzariere fitte sulle bocche di lupo.
  • Allontana dalla casa cataste di legna, mucchi di foglie e vasi pieni di terra appoggiati ai muri esterni, perché sono la loro anticamera.
  • Se vuoi solo controllare quanti ce ne sono, metti la sera una fetta di patata cruda su un piattino in un angolo. La mattina dopo li trovi lì e puoi spostarli con il metodo del bicchiere.

Le trappole adesive funzionano, ma sono crudeli e catturano qualsiasi animaletto ci passi sopra: meglio evitarle.

In sintesi

Il grillo-ragno che trovi in cantina non è un mostro, non ti attacca e non è pericoloso. Vede pochissimo, non sente i suoni, non canta e parla con le antenne e le vibrazioni. Salta verso di te solo perché scappa alla cieca verso il buio. Mangia rifiuti e muffe, e la sua presenza è un campanello d’allarme gratuito: in casa c’è troppa umidità. Un bicchiere, un cartoncino e un deumidificatore valgono più di qualsiasi bomboletta di insetticida.

Fonti

Tag:Grilli in casa