Zuppa di cipolle francese: perché le cipolle vogliono un’ora per caramellare (e le ricette da 10 minuti mentono)

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Ce lo siamo detti tutti almeno una volta, davanti a un ricettario: caramellate le cipolle per 10 minuti. Poi passano i 10 minuti e nella padella ci sono cipolle morbide, un po’ dorate, ma per niente scure e dolci come quelle della foto. Non è colpa vostra. Quella ricetta vi ha detto una bugia. Per una vera zuppa di cipolle francese servono dai 45 ai 60 minuti di cottura lenta, a volte anche di più. In questo articolo vediamo perché, cosa succede dentro la padella, quali cipolle conviene scegliere (anche dal proprio orto) e da dove arriva questo piatto povero, nato per scaldare chi lavorava di notte. In fondo trovate la ricetta completa.

La bugia dei 10 minuti: cosa succede davvero in padella

Una cipolla è fatta per quasi il 90% di acqua. Per capire perché ci vuole tanto tempo, conviene immaginare la cottura divisa in tre fasi.

Fase 1: l’acqua se ne va

Finché nella padella c’è acqua, la temperatura non sale molto oltre i 100 gradi, perché tutta l’energia del fuoco serve a farla evaporare. In questa fase le cipolle si ammorbidiscono, diventano trasparenti e si riducono di volume. Da un chilo di cipolle crude, alla fine, ne restano circa 250-300 grammi. Questa fase da sola richiede 15-20 minuti. Ed è proprio qui che si fermano le ricette da 10 minuti.

Fase 2: gli zuccheri si liberano

Le cipolle, soprattutto quelle da conservazione, non contengono molto zucchero libero. Tengono gran parte dei loro zuccheri sotto forma di fruttani, lunghe catene di fruttosio che non sanno di dolce. Il calore lento e l’acidità naturale della cipolla spezzano queste catene in zuccheri semplici, fruttosio e glucosio. Nei test industriali sulla produzione di cipolla dolce caramellata si è visto che circa il 40% dei fruttani si trasforma in zuccheri semplici, e che gli zuccheri riducenti aumentano dalle 6 alle 12 volte rispetto alla cipolla cruda. Ecco da dove arriva quella dolcezza che sembra quasi miele: non c’è bisogno di aggiungere zucchero, è già tutto lì dentro, solo che va liberato con pazienza.

Fase 3: imbrunimento e reazione di Maillard

Quando l’acqua è quasi sparita, la temperatura sul fondo sale. Il fruttosio inizia a caramellare già intorno ai 110 gradi, prima degli altri zuccheri. Nello stesso momento parte la reazione di Maillard: gli zuccheri reagiscono con gli aminoacidi (i mattoncini delle proteine) e creano centinaia di nuove molecole che danno colore bruno, profumo di tostato e sapore profondo. È la stessa reazione che fa diventare dorata la crosta del pane o la bistecca sulla griglia. Molti chimici sostengono che le cipolle andrebbero chiamate cipolle Maillard più che caramellate, perché gran parte del colore viene da qui.

Il fondo scuro della pentola: lì c’è tutto il sapore

Durante la terza fase, sul fondo della pentola si forma una patina scura e appiccicosa. I francesi la chiamano fond. Molti la scambiano per bruciato e la grattano via a fine cottura. Errore: quella crosta è sapore concentrato, il prodotto più ricco della reazione di Maillard.

Il trucco è staccarla più volte. Quando il fondo diventa color nocciola, si versano due o tre cucchiai di liquido (acqua, brodo o vino), si gratta con un cucchiaio di legno e si mescola tutto alle cipolle. Il liquido evapora, il fondo si riforma, e si ripete. Ogni volta le cipolle diventano un po’ più scure e saporite. Nella mia esperienza tre o quattro passaggi fanno la differenza tra una zuppa piatta e una che sa di bistrot parigino. Se invece il fondo diventa nero e manda odore acre, è bruciato davvero: meglio abbassare il fuoco e agire prima la volta successiva.

Tre scorciatoie da evitare (o da usare con prudenza)

Il bicarbonato nelle cipolle caramellate

È il trucco più citato in rete: un pizzico di bicarbonato e le cipolle si scuriscono molto prima. Funziona, e c’è una ragione chimica. La reazione di Maillard corre molto più veloce in un ambiente poco acido, cioè con un pH più alto, e il bicarbonato alza proprio il pH. È lo stesso principio che dà ai pretzel la loro crosta lucida e scura. Il prezzo però è alto. In ambiente alcalino la pectina, la colla naturale che tiene insieme le pareti delle cellule vegetali, si sfalda in fretta: le cipolle diventano una pappetta senza consistenza. E se si esagera anche solo di poco, resta un retrogusto amarognolo che ricorda il sapone. Se proprio volete provarlo, la dose massima è una punta di cucchiaino per un chilo di cipolle, aggiunta a metà cottura. Ma per una zuppa di cipolle che si rispetti, il tempo resta l’ingrediente migliore.

Lo zucchero aggiunto

Aggiungere zucchero dà un colore più rapido, ma è un colore finto: lo zucchero caramella da solo, in superficie, senza che la cipolla abbia liberato i suoi zuccheri e i suoi aromi. Il risultato è una zuppa dolciastra e poco profonda. Inoltre lo zucchero libero brucia facilmente e lascia note amare.

Il fuoco alto

Con la fiamma al massimo l’esterno delle cipolle brucia mentre l’interno è ancora pieno d’acqua e di fruttani non trasformati. Si ottengono cipolle scure fuori, crude dentro e amare. La regola è semplice: fuoco medio nei primi 15 minuti, poi medio-basso, mescolando ogni 5 minuti all’inizio e più spesso alla fine, quando il fondo si scurisce. Una pentola larga e dal fondo spesso, in ghisa o acciaio, aiuta molto, perché distribuisce il calore e lascia evaporare l’acqua più in fretta.

Quali cipolle usare per la zuppa: la parte dell’orto

Non tutte le cipolle sono uguali, e qui l’agronomia ci dà una mano a capire perché.

Cipolle dorate da conserva: le regine della zuppa

Le cipolle si dividono, a grandi linee, in varietà a giorno corto e a giorno lungo, a seconda di quante ore di luce servono per formare il bulbo. Le varietà a giorno corto, come molte cipolle dolci, si conservano poco e contengono più zuccheri semplici (saccarosio, glucosio, fruttosio) ma quasi niente fruttani. Le varietà da conservazione, invece, hanno meno zuccheri liberi ma molta più sostanza secca e molti più fruttani. Hanno anche più precursori solforati, le sostanze che, quando tagliamo la cipolla, si trasformano nei composti dello zolfo che pizzicano e fanno lacrimare. Diversi studi di miglioramento genetico mostrano infatti un legame stretto tra piccantezza e residuo secco: più una cipolla è ricca di sostanza secca, più tende a essere pungente.

Per la zuppa questo è un vantaggio. Con la lunga cottura i composti pungenti si trasformano e perdono l’aggressività, mentre fruttani e sostanza secca diventano dolcezza e corpo. Ecco perché una classica cipolla dorata (in Italia pensiamo alla dorata di Parma o alla ramata di Montoro) dà una zuppa più profonda e saporita di una cipolla dolce. In più, avendo meno acqua, caramella in meno tempo e rende di più in pentola.

Cipolle dorate o bianche: le differenze

Le cipolle bianche, come la bianca di Chioggia o le cipolle novelle, sono più acquose e delicate. Si possono usare, ma serviranno più minuti per far evaporare l’acqua e il sapore finale sarà più leggero. Le cipolle dolci a basso tenore di zolfo sono perfette crude in insalata, meno nella zuppa: hanno tanta acqua e poca struttura. Le cipolle rosse, come la celebre rossa di Tropea, funzionano bene e regalano una nota fruttata, ma il colore viola dei loro pigmenti vira verso un marrone un po’ spento. Una buona soluzione è un mix: due terzi di dorate e un terzo di rosse.

Un consiglio per chi coltiva

Nelle nostre zone, dalla pianura padana al Sud, le cipolle da serbo si raccolgono tra fine giugno e agosto, quando le foglie si piegano e ingialliscono. Dopo la raccolta vanno lasciate asciugare all’ombra per due o tre settimane, in un luogo ventilato: è la cosiddetta cura, che chiude il colletto e permette di conservarle fino all’inverno. Ed è proprio in inverno, quando arrivano i primi freddi, che la zuppa di cipolle dà il meglio. Durante la conservazione, tra l’altro, parte dei fruttani si scompone lentamente in fruttosio libero: le cipolle tenute qualche mese in cantina sono spesso un po’ più dolci di quelle appena raccolte.

Cosa portiamo in tavola: valori nutrizionali

La cipolla cruda apporta circa 40 calorie per 100 grammi, con circa 9 grammi di carboidrati, poco meno di 2 grammi di fibra e quasi niente grassi. È anche una delle fonti più ricche di quercetina, un flavonoide antiossidante: in una cipolla media da 100 grammi se ne trovano tra 22 e 52 milligrammi circa, con valori più alti nelle varietà rosse e dorate e negli strati esterni. La quercetina si è dimostrata piuttosto stabile anche nella cipolla trasformata. La zuppa, ovviamente, è un’altra storia: burro, pane e formaggio la rendono un piatto unico sostanzioso, da circa 450-550 calorie a porzione. Un comfort food, non un piatto dietetico.

Zuppa di cipolle francese: perché le cipolle vogliono un'ora per caramellare (e le ricette da 10 minuti mentono)

Soupe à l’oignon: la storia di un piatto povero

Le zuppe di cipolle esistono da secoli in tutta Europa, perché la cipolla era economica, si conservava tutto l’inverno e bastava un po’ di pane raffermo per farne un pasto. La versione che oggi chiamiamo soupe à l’oignon gratinée è legata, secondo la tradizione, ai mercati generali di Parigi, Les Halles. Nell’Ottocento, sotto i grandi padiglioni di ferro e vetro, si lavorava soprattutto di notte. I facchini, i famosi forts des Halles, scaricavano carri di verdura, carne e pesce prima dell’alba, e le osterie del quartiere servivano loro una zuppa calda, economica e sostanziosa. Furono proprio i locali intorno al mercato ad aggiungere la crosta di formaggio gratinata al forno, la gratinée des Halles. Col tempo quella zuppa diventò anche il rimedio dei nottambuli che uscivano dai cabaret all’alba: operai e signori seduti allo stesso bancone, davanti alla stessa ciotola fumante.

Non serve andare in Francia per trovare parenti stretti di questo piatto. In Toscana c’è la carabaccia, zuppa di cipolle cotte a lungo, servita su fette di pane abbrustolito e spesso completata con pecorino o un uovo. Una leggenda molto diffusa vuole che sia arrivata in Francia con Caterina de’ Medici, ma è appunto una leggenda, senza prove storiche solide. Più semplicemente, la zuppa di cipolle della nonna è nata ovunque ci fossero cipolle in cantina, pane avanzato e bocche da sfamare.

La ricetta: zuppa di cipolle gratinata per 4 persone

Ingredienti

  • 1,2 kg di cipolle dorate (o due terzi dorate e un terzo rosse)
  • 40 g di burro e 1 cucchiaio di olio extravergine
  • 1 cucchiaino raso di sale
  • 2 rametti di timo fresco e 1 foglia di alloro
  • 150 ml di vino bianco secco
  • 1,2 litri di brodo di manzo, oppure vegetale ben saporito
  • 1 cucchiaio di farina (facoltativo, per un brodo più vellutato)
  • 8 fette di pane raffermo, tipo baguette o pane casereccio
  • 180-200 g di groviera (Gruyère) grattugiato grossolanamente
  • Pepe nero

Procedimento

  1. Pelate le cipolle, tagliatele a metà e poi a fette sottili di circa 3-4 mm, seguendo le venature dalla radice alla punta: così tengono meglio la forma.
  2. In una pentola larga dal fondo spesso sciogliete burro e olio a fuoco medio. Aggiungete le cipolle e il sale, che aiuta a far uscire l’acqua. Mescolate bene.
  3. Cuocete 15-20 minuti a fuoco medio, mescolando ogni tanto, finché le cipolle sono morbide e molto ridotte.
  4. Abbassate a fuoco medio-basso e proseguite per altri 30-40 minuti. Quando il fondo si scurisce, staccatelo con 2-3 cucchiai d’acqua. Ripetete tre o quattro volte. Le cipolle sono pronte quando hanno il colore del caramello scuro e una consistenza quasi di marmellata.
  5. Se usate la farina, spolveratela ora e mescolate per un minuto.
  6. Versate il vino e grattate il fondo un’ultima volta. Lasciate evaporare l’alcol per 2 minuti.
  7. Aggiungete brodo caldo, timo e alloro. Fate sobbollire 20-25 minuti. Assaggiate e regolate di sale e pepe. Togliete le erbe.
  8. Intanto tostate le fette di pane in forno a 200 gradi per 8-10 minuti, finché sono secche e croccanti.
  9. Versate la zuppa in ciotole che resistono al forno, appoggiate sopra il pane, coprite abbondantemente di formaggio e passate sotto il grill a 230-250 gradi per 4-6 minuti, finché il formaggio fa le bolle e si colora.

Il pane e il formaggio: come avere un gratin che non si affloscia

Il pane deve essere raffermo e ben tostato. Il pane fresco beve il brodo come una spugna e in pochi minuti diventa una poltiglia che affonda. Quello secco invece resiste, regge il formaggio e assorbe il brodo un po’ alla volta. Un trucco utile: coprire bene i bordi della ciotola con il formaggio, così si forma un tappo che sigilla la zuppa.

Il formaggio classico è il groviera, che fonde bene, fila il giusto e si colora senza diventare oleoso. Ottimi anche il Comté e l’Emmental. Ma non serve fare i puristi: mi è capitato di non avere in casa un formaggio adatto e di ripiegare su quello che c’era in frigo, e la zuppa è venuta buonissima lo stesso. In Italia funzionano bene una fontina, un Asiago stagionato o un mix con un po’ di Parmigiano per dare sapidità. L’importante è scegliere un formaggio a pasta semidura che fonde bene; evitate mozzarella e formaggi molto freschi, che rilasciano acqua. E non sottovalutate l’aspetto: la ciotola con la crosta dorata che sborda ai lati è metà del piacere, ed è il piatto perfetto da preparare per gli ospiti.

Il consiglio pratico: caramellate in anticipo e congelate

Visto che la parte lunga è la caramellizzazione, conviene farla una volta sola e in grande. Caramellate due o tre chili di cipolle in una domenica pomeriggio, lasciatele raffreddare e dividetele in porzioni da circa 250 grammi, cioè la quantità giusta per una zuppa da quattro persone. In freezer si conservano bene per circa 3 mesi. Potete anche congelarle negli stampini per il ghiaccio: un cubetto è perfetto per insaporire un sugo, un risotto, una frittata o un panino. La sera in cui vi viene voglia di zuppa basterà scongelarle in pentola, aggiungere vino e brodo, e in mezz’ora sarete a tavola. Questa sì che è una scorciatoia onesta.

Fonti

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