Giacinto d’acqua vietato in Italia: perché un fiore così bello è fuorilegge e cosa mettere al suo posto nel laghetto

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Chi l’ha visto fiorire almeno una volta non lo dimentica: spighe di fiori lilla, con una macchia gialla al centro del petalo superiore che sembra l’occhio di una piuma di pavone. Messo in una vasca in giardino, a luglio forma un tappeto verde lucido, compatto, pieno di fiori. Per anni è stato uno dei regali più comuni tra appassionati di laghetti. Oggi però il giacinto d’acqua (Pontederia crassipes, prima chiamato Eichhornia crassipes) in Italia è vietato: non si può comprare, vendere, regalare, coltivare né buttare in natura. Non è un capriccio della burocrazia. Questa pianta è considerata una delle specie acquatiche più invasive del pianeta, ed è fuorilegge anche in Paesi lontanissimi come la Nuova Zelanda. Vediamo perché. Poi vediamo cosa fare adesso, tra ottobre e novembre, se ne avete ancora un po’ nel laghetto, e con quali piante sostituirlo senza perdere fiori.

Una pianta costruita per conquistare l’acqua

Il giacinto d’acqua viene dal bacino del Rio delle Amazzoni, in Sud America. Lì vive in equilibrio con insetti e malattie che lo tengono sotto controllo. Portato in giro per il mondo come pianta ornamentale, ha perso questi “nemici naturali”. E ha mostrato tutto il suo potenziale.

I galleggianti incorporati

Se prendete in mano una pianta, noterete che i gambi delle foglie (i piccioli) sono gonfi, quasi spugnosi. Dentro c’è un tessuto pieno d’aria, che funziona come un salvagente. Per questo la pianta galleggia libera, senza bisogno di radicare sul fondo. Le radici pendono nell’acqua come una barba scura e assorbono direttamente i nutrienti sciolti. Il vento e la corrente la spostano come una zattera.

Si moltiplica da sola, e in fretta

Il segreto principale sono gli stoloni: brevi steli orizzontali che partono dalla base della pianta e producono nuove piantine figlie. Ogni figlia, a sua volta, ne fa altre. In condizioni ideali (acqua calda e ricca di nutrienti) il numero di piante può raddoppiare in una o due settimane. Nel fiume Guadiana, in Spagna, i ricercatori hanno misurato tempi di raddoppio tra 10 e 60 giorni, a seconda della stagione. Basta poi un frammento staccato, trasportato dall’acqua o da una barca, per far partire una nuova colonia altrove.

I semi che aspettano anni

Come se non bastasse, la pianta fa anche semi, e può fecondarsi da sola. I semi cadono nel fango del fondo e lì possono restare vivi fino a circa 20 anni, in attesa di condizioni favorevoli. In Sudafrica sono state trovate vere e proprie “banche di semi” nei sedimenti. In Nuova Zelanda la pianta è ricomparsa in un sito che sembrava ripulito da sette anni. Ecco perché, una volta arrivata in un corso d’acqua, eliminarla del tutto è difficilissimo.

I danni reali: dalla Spagna ai fossi di casa nostra

A metà degli anni Duemila il giacinto d’acqua ha invaso il tratto medio del fiume Guadiana, in Spagna, coprendo decine di chilometri di fiume con un tappeto continuo. Le autorità hanno dovuto organizzare per anni rimozioni con mezzi meccanici, barriere galleggianti e squadre di operai, spendendo milioni di euro. In Portogallo la pianta ha colonizzato la Pateira de Fermentelos, una delle più grandi lagune d’acqua dolce della Penisola Iberica. Anche il bacino del fiume Júcar, sempre in Spagna, è stato colpito.

Cosa succede sotto un tappeto di giacinto d’acqua? In parole semplici:

  • Manca la luce. Le alghe e le piante sommerse non riescono più a fare la fotosintesi e muoiono.
  • Manca l’ossigeno. Il tappeto blocca gli scambi tra aria e acqua. Inoltre le piante morte che marciscono sul fondo consumano altro ossigeno. Pesci e piccoli animali soffrono o muoiono.
  • Si creano vivai di zanzare. L’acqua ferma e riparata tra le radici è il posto ideale per le larve, che lì sono anche protette dai pesci che le mangerebbero.
  • Si bloccano canali e pompe. I tappeti intasano canali di irrigazione, chiuse, prese d’acqua, e ostacolano la pesca e la navigazione.
  • Si perde acqua. Le foglie traspirano molto e aumentano l’evaporazione rispetto a uno specchio d’acqua libero.

E in Italia? Secondo i dati nazionali, la specie è già naturalizzata e invasiva in Lazio e Sardegna (e indicata come invasiva anche in Sicilia), mentre in molte altre regioni, dalla Lombardia al Veneto, dal Friuli all’Emilia-Romagna, dalla Toscana alla Campania, compare in modo occasionale. Quasi sempre l’origine è la stessa: piante buttate da un laghetto o da un acquario.

Perché in Italia è vietato: la legge spiegata semplice

L’Unione Europea ha un elenco ufficiale delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale, previsto dal Regolamento UE 1143/2014. Il giacinto d’acqua è entrato nella primissima lista, nel 2016. In Italia le regole sono applicate dal Decreto Legislativo 230 del 2017.

Per le specie della lista è vietato:

  • importarle o portarle in Italia;
  • venderle, comprarle, scambiarle o regalarle (anche online o alle fiere);
  • coltivarle, farle riprodurre e trasportarle;
  • tenerle, salvo casi particolari previsti dalla legge;
  • liberarle nell’ambiente, cioè buttarle in fossi, fiumi, laghi o tombini.

Per chi già possedeva la pianta prima del divieto, la legge prevedeva un periodo transitorio e una denuncia di possesso, con l’obbligo di tenerla in modo che non potesse riprodursi né scappare. Con una pianta che si moltiplica da sola ogni settimana, nella pratica questo è quasi impossibile. Le sanzioni non sono leggere: chi la rilascia in natura commette un reato punito con l’arresto fino a tre anni o un’ammenda da 10.000 a 150.000 euro. Anche chi la vende o la coltiva rischia sanzioni penali e amministrative molto pesanti. Il messaggio è chiaro: se ce l’avete ancora, il modo più sensato e sicuro è eliminarla correttamente. Il Ministero dell’Ambiente ha anche approvato un Piano di gestione nazionale dedicato proprio a questa specie.

Ottobre-novembre: il momento giusto per toglierlo dal laghetto

Nei climi italiani, quelli che i giardinieri chiamano zone 8-10, il giacinto d’acqua cresce in modo esplosivo da maggio a settembre. Con i primi freddi rallenta, ingiallisce e le gelate lo uccidono. Ma attenzione: le piante morte affondano, marciscono sul fondo e lasciano semi nel fango. Inoltre negli inverni miti del Centro-Sud, o in acque tiepide come canali di scarico e lagune, qualche rosetta riparata sopravvive e riparte in primavera. Per questo fine ottobre e novembre sono il periodo ideale per la bonifica: le piante sono ancora a galla, intere e facili da raccogliere.

Come fare, passo per passo

  1. Raccogliete tutto a mano o con un retino, compresi i frammenti più piccoli e le piantine figlie nascoste tra le altre piante.
  2. Lavorate sopra un telo o una carriola, mai sul bordo di un fosso o vicino a un tombino: un solo pezzetto che finisce nell’acqua può ripartire.
  3. Mettete le piante in sacchi robusti e ben chiusi. Lasciatele seccare al sole o in un angolo asciutto per qualche settimana: perderanno gran parte del loro peso, che è quasi tutto acqua.
  4. Conferite i sacchi nell’indifferenziato, oppure chiedete al vostro Comune o all’azienda dei rifiuti come gestire i rifiuti vegetali di specie invasive.
  5. Controllate il laghetto in primavera: se dal fango nascono nuove piantine dai semi, toglietele subito, prima che facciano stoloni.

Cosa non fare mai

  • Non buttatelo nel compost aperto: i frammenti e i semi possono sopravvivere ed essere trasportati da pioggia, uccelli o animali.
  • Non svuotatelo nel lavandino, nel WC o negli scarichi: le reti fognarie e di scolo finiscono spesso in fossi e fiumi.
  • Non regalatelo ad amici o vicini, e non “liberatelo” in uno stagno di campagna pensando di salvarlo: è proprio così che sono nate molte invasioni.
  • Non svuotate l’acqua del laghetto in un fosso senza prima filtrarla: può contenere semi e piccoli frammenti.

Con cosa sostituirlo: fiori e foglie galleggianti, ma legali

La buona notizia è che si può avere un laghetto bello, fiorito e in buona salute senza il giacinto d’acqua. Le alternative qui sotto si piantano in primavera, tra aprile e maggio, quando l’acqua supera i 12-15 °C. Compratele solo da vivai specializzati, mai prelevandole dalla natura: alcune specie autoctone sono rare e protette in diverse regioni.

Giacinto d'acqua vietato in Italia: perché un fiore così bello è fuorilegge e cosa mettere al suo posto nel laghetto

Ninfee rustiche (Nymphaea)

Sono la scelta più classica. La ninfea bianca (Nymphaea alba) è autoctona in Italia, e le varietà rustiche ibride offrono fiori bianchi, rosa, rossi e gialli. Si coltivano in vasi sommersi e reggono bene l’inverno sotto il ghiaccio. Le foglie galleggianti fanno ombra, tengono fresca l’acqua e limitano le alghe.

Limnantemio (Nymphoides peltata)

Sembra una piccola ninfea, con foglie rotonde e tanti fiori giallo intenso con i petali sfrangiati, da giugno a settembre. È una specie autoctona europea. Cresce con vigore, quindi va bene per laghetti medio-grandi o tenuta in vaso.

Morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae)

È forse il sosia più vicino del giacinto d’acqua per portamento: una piccola pianta che galleggia libera, con foglie rotonde simili a monetine e delicati fiori bianchi a tre petali. È autoctona. In autunno forma delle gemme che affondano e svernano sul fondo, per poi risalire in primavera. Ideale per vasche piccole e mini-laghetti.

Erba coltella o aloe d’acqua (Stratiotes aloides)

Una rosetta di foglie rigide e seghettate, simile a un’aloe, che galleggia d’estate e affonda d’inverno. Fa fiori bianchi ed è un ottimo rifugio per larve di libellule e piccoli pesci. È una specie autoctona diventata rara in natura, quindi va acquistata solo da vivaio.

Pontederia cordata, la cugina legale

Appartiene alla stessa famiglia del giacinto d’acqua e ne ricorda i fiori: spighe azzurro-violetto da giugno a ottobre, molto amate da api e farfalle. Non galleggia: va piantata in vaso sul bordo del laghetto, con 5-20 centimetri d’acqua sopra il colletto. Viene dal Nord America ma non è nella lista UE delle specie invasive. Anche qui vale il buon senso: tenetela nel vostro laghetto e non portatela mai in natura.

Attenzione ad altri “falsi amici”

Nella lista europea delle specie vietate ci sono anche altre piante acquatiche un tempo comuni nei negozi, come la Salvinia molesta, le porracchie americane (Ludwigia grandiflora e Ludwigia peploides), il millefoglio d’acqua brasiliano (Myriophyllum aquaticum), la Cabomba caroliniana, il Lagarosiphon major e l’Elodea nuttallii. Prima di comprare una pianta per il laghetto, controllate il nome scientifico sull’etichetta e verificatelo sul portale delle specie invasive di ISPRA.

In sintesi

Il giacinto d’acqua è bellissimo, ma ha tutto quello che serve per diventare un problema: galleggianti naturali, crescita velocissima, semi che durano decenni e nessun nemico naturale da noi. Per questo l’Europa e l’Italia lo hanno vietato. Se ne avete ancora un po’, questo autunno è il momento giusto per toglierlo, chiuderlo in sacchi, farlo seccare e buttarlo nell’indifferenziato. In primavera potrete sostituirlo con ninfee, limnantemio, morso di rana o Pontederia cordata: fiori e verde garantiti, senza rischi per fiumi e canali.

Fonti

Tag:Piante autoctone italiane