Il cervello non ha due memorie separate: 50 anni di errore scientifico

Per oltre cinquant'anni, la neuroscienza ha dato per certo che il cervello gestisca due tipi di memoria separati: la memoria episodica, quella dei ricordi personali (la cena del tuo compleanno, il primo giorno di lavoro), e la memoria semantica, quella dei fatti generali (la capitale della Francia, la formula dell'acqua). Erano considerati sistemi diversi, con circuiti cerebrali distinti. Uno studio pubblicato nel 2026 su Nature Human Behaviour dimostra che questa distinzione probabilmente non esiste.

Lo studio che ha ribaltato mezzo secolo di teorie

La ricerca è stata condotta da Roni Tibon, professoressa associata alla School of Psychology dell'Università di Nottingham e ricercatrice presso la Cognition and Brain Sciences Unit dell'Università di Cambridge. Il team ha sottoposto 40 partecipanti a due compiti di memoria diversi mentre ne monitorava l'attività cerebrale con la risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Ai partecipanti venivano mostrate coppie logo-marchio: alcune basate su conoscenze reali già acquisite (compito semantico, ad esempio riconoscere il logo Nike), altre apprese durante la sessione sperimentale (compito episodico, associare un logo inventato a un marchio fittizio). L'idea era misurare se le due forme di recupero attivassero aree cerebrali diverse.

Il risultato che nessuno si aspettava

La risposta è stata un no deciso. Come ha dichiarato Tibon: "Siamo rimasti molto sorpresi dai risultati. La distinzione non esisteva, e c'era una sovrapposizione considerevole" nelle regioni cerebrali coinvolte. In pratica, quando il cervello recupera un ricordo personale e quando recupera un fatto generale, attiva quasi esattamente gli stessi circuiti.

Questo non significa che ricordare le vacanze al mare e ricordare che Roma è la capitale d'Italia siano la stessa esperienza soggettiva. Significa che il cervello non usa "cassetti" separati per i due tipi di informazione, come si pensava dal 1972, quando lo psicologo Endel Tulving propose per la prima volta la distinzione tra i due sistemi.

Perché cambia tutto per l’Alzheimer

L'aspetto più importante di questa scoperta riguarda le malattie neurodegenerative. L'Alzheimer colpisce tipicamente la memoria episodica nelle fasi iniziali: il paziente non ricorda cosa ha mangiato a pranzo, ma sa ancora che Napoleone è nato in Corsica. Questa progressione è sempre stata spiegata con il modello a due sistemi: l'Alzheimer attacca prima il sistema episodico, poi quello semantico.

Se invece i due sistemi sono in realtà un unico sistema integrato, le strategie terapeutiche potrebbero cambiare radicalmente. In Italia, dove l'Alzheimer colpisce circa 700.000 persone secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, e dove la popolazione è tra le più anziane d'Europa, le implicazioni sono enormi. Interventi mirati a rafforzare la memoria nel suo complesso, anziché un singolo sottosistema, potrebbero risultare più efficaci.

La memoria come rete, non come archivio

Lo studio di Tibon si inserisce in un filone di ricerca che sta progressivamente abbandonando il modello della memoria come archivio a scomparti in favore di un modello a rete distribuita. In questa visione, ogni ricordo non è conservato in un punto preciso del cervello, ma ricostruito ogni volta da una rete di aree che collaborano. I ricordi personali e i fatti generali sarebbero due prodotti diversi dello stesso processo, non due processi diversi.

È un po' come la differenza tra cucinare una pasta al pomodoro e una pasta al pesto: usi la stessa cucina, gli stessi fornelli, la stessa pentola. Cambia la ricetta, non l'infrastruttura.

Cinquant'anni di manuali andranno aggiornati. Ma soprattutto, centinaia di migliaia di pazienti potrebbero beneficiare di terapie pensate per una memoria che funziona in modo molto diverso da come credevamo.

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