Il cervello umano si rimpicciolisce da 30.000 anni

Il cervello dei tuoi antenati di 30.000 anni fa era più grande del tuo. Non di poco: in media 150 centimetri cubi in più, circa il volume di una pallina da tennis. Da allora, il cervello umano non ha mai smesso di rimpicciolirsi. È un fatto documentato, misurato su migliaia di crani fossili, e la cosa inquietante è che nessuno ha ancora capito davvero perché.

Lo studio più completo sul fenomeno è stato pubblicato nel 2021 su Frontiers in Ecology and Evolution da un team guidato dall'antropologo Jeremy DeSilva del Dartmouth College. Analizzando 985 crani fossili e moderni distribuiti su un arco di 300.000 anni, il gruppo ha confermato che il volume del cervello umano ha raggiunto il picco circa 30.000 anni fa, durante l'ultimo periodo glaciale, e da allora è diminuito in modo costante.

Quanto si è ridotto

Un Homo sapiens del tardo Pleistocene aveva un volume cranico medio di circa 1.500 centimetri cubi. Quello di un essere umano attuale è circa 1.350. La riduzione è di circa il 10%, un dato che non passa inosservato se si considera che il cervello è l'organo che consuma più energia del corpo (circa il 20% del metabolismo totale a fronte del 2% del peso corporeo).

La riduzione non riguarda una popolazione specifica. È stata osservata in tutti i continenti, in tutte le etnie, in tutte le epoche successive al Paleolitico superiore. Non è un effetto della dieta, del clima locale o della genetica di un singolo gruppo. È un trend globale.

Le tre ipotesi principali

La prima è la più scomoda: siamo diventati meno intelligenti. Il biologo Gerald Crabtree di Stanford ha proposto nel 2012 su Trends in Genetics che la pressione selettiva sull'intelligenza individuale si sia ridotta con l'arrivo dell'agricoltura e della vita in comunità. In un villaggio neolitico, un individuo meno brillante poteva sopravvivere grazie al gruppo. In una banda di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico, no. Il cervello avrebbe smesso di essere sotto selezione e avrebbe iniziato a ridursi.

La seconda ipotesi è opposta: il cervello si è fatto più efficiente. Più piccolo non significa più stupido. Il neuroscienziato Mark Maslin dell'University College London ha proposto che la miniaturizzazione sia un vantaggio evolutivo: un cervello più compatto consuma meno energia, genera meno calore e funziona altrettanto bene grazie a connessioni neurali più dense e ottimizzate. È lo stesso principio per cui un processore moderno è più piccolo di quello di vent'anni fa ma infinitamente più potente.

La terza è la più affascinante. DeSilva e il suo team hanno notato che la tempistica del rimpicciolimento coincide con la comparsa delle prime società complesse. La loro ipotesi, ispirata dal comportamento delle formiche, è che quando una specie sviluppa un'organizzazione sociale avanzata, il singolo individuo non ha più bisogno di sapere tutto. Il sapere viene distribuito nel gruppo. Nessuna formica conosce il funzionamento dell'intero formicaio, ma il formicaio funziona perfettamente. Lo stesso potrebbe essere successo agli esseri umani: l'intelligenza collettiva ha sostituito quella individuale, e il cervello si è adattato.

Il confronto con i Neanderthal

I Neanderthal avevano un cervello ancora più grande del nostro: in media 1.600 centimetri cubi. Si sono estinti circa 40.000 anni fa. Il volume del cervello, da solo, non garantisce né l'intelligenza né la sopravvivenza. Quello che conta è come il cervello è organizzato internamente: la densità delle connessioni, lo sviluppo della corteccia prefrontale, la specializzazione delle aree.

Studi condotti dall'Università di Bologna, tra i centri più attivi nella ricerca sulla paleoneurologia, hanno dimostrato attraverso calchi endocranici che i Sapiens avevano una corteccia prefrontale proporzionalmente più sviluppata rispetto ai Neanderthal, il che potrebbe aver compensato il volume inferiore con una maggiore capacità di pianificazione, linguaggio e pensiero astratto.

Il cervello si sta ancora rimpicciolendo?

I dati fossili si fermano necessariamente ai crani disponibili, e quelli degli ultimi secoli sono più rari negli studi paleoantropologici. Ma le misurazioni su popolazioni moderne suggeriscono che il trend si sia stabilizzato o rallentato. Non è chiaro se si sia fermato del tutto.

Quello che è certo è che il cervello con cui stai leggendo questo articolo è il più piccolo che la nostra specie abbia mai avuto. Il che apre una domanda semplice: se 30.000 anni fa pensavamo con un cervello più grande, cosa ci siamo persi?

Il tuo antenato del Paleolitico aveva un cervello più grande del tuo. Ma non sapeva leggere queste parole. A quanto pare, non è una questione di dimensioni.

Fonti: DeSilva J. et al., Frontiers in Ecology and Evolution (2021), Dartmouth College; Crabtree G., Trends in Genetics (2012), Stanford University; Maslin M., University College London; Università di Bologna, Dipartimento di Beni Culturali.

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